Thinking outside the … box?

martedì, 16 marzo 2010  |  Archiviato in Internet

Hunch è un “decision engine”, un motore di ricerca che aiuta le persone a prendere decisioni: una startup valutata più di 50 milioni di dollari. Leggevo che ha appena ricevuto altri 12 milioni di funding dal fondo di venture capital Khosla, per un totale di 19.2M$ di capitale di terzi che credono nell’idea.

L’evoluzione dei motori di ricerca attuali, come Google, sempre più abili nell’interpretare le volontà dell’utilizzatore, rende evidentemente i fondatori di Hunch fiduciosi in un futuro in cui saremo così poco abituati a far ricerca (e a pensare) per conto nostro da doverci affidare a dei sistemi, che realizzeranno gran parte del proprio fatturato nella proposta di “consigli sponsorizzati” (non vedo un altro business model).

Bene …

Link per il 7 febbraio

domenica, 7 febbraio 2010  |  Archiviato in Citazioni

Raccolta dei link inseriti per il 7 febbraio:

Link per l’8 Gennaio

venerdì, 8 gennaio 2010  |  Archiviato in Citazioni

Raccolta dei link inseriti tra il 30 dicembre e l’8 gennaio:

  • Nokia CEO says one-size-fits-all phones don’t fit the world [VentureBeat] – … non esistono solo gli smartphones, lì fuori c’è un mondo intero, e questo il CEO della nokia dimostra di saperlo bene nonostante lo scetticismo che – almeno nella nostra ottica superpolarizzata da geek – inizia a circondare l’azienda alla luce degli sviluppi di certa concorrenza come Android, Apple & Co.
  • Facebook was the most visited site in the country on Christmas [VentureBeat] – While Google has nailed search advertising, or ads that are close to the point of purchase and require an action, Facebook sees itself as key to demand generation and ads that influence consumers earlier on in the buying cycle. This, by the way, is a market they estimate to be more than 10 times the size of the search ad market, according to conversations we had with the company earlier this year.

Link per il 10 novembre

martedì, 10 novembre 2009  |  Archiviato in Citazioni

Raccolta dei link inseriti tra il 28 ottobre e il 10 novembre:

L’importanza del piano B

venerdì, 23 ottobre 2009  |  Archiviato in Consigli Non Richiesti

Qualche giorno fa leggendo l’intervista del vice-CTO di Facebook a proposito dei problemi tecnici che si trova ad affrontare un sito internet con una crescita esplosiva, soprattutto quando il suo lavoro principale è quello di mettere in relazione per ogni singolo utente dati da decine/centinaia di “feed” diversi – cosa che comporta delle sfide peculiari rispetto ai problemi di scalabilità di un sito che fornisce contenuto ‘statico’ – riflettevo su come, nella realtà dei fatti, anche problemi più semplici non siano sempre studiati a sufficienza.

In generale quando la base di dati su cui lavora un sito internet è (a differenza del caso FB) controllata e “stabile”, l’unico problema nello “scalare” il sistema su un grande numero di utilizzatori è quello della capacità: in sostanza la soluzione al problema è “limitarsi” a predisporre un numero di “tubi” e di “macchine” sufficienti per garantire a tutti l’accesso alle informazioni: anche una cosa così semplice pero’ non si riesce sempre a mettere in pratica.

Si pensi al caso del sito dell’azienda trasporti milanese che – in occasione dello sciopero di oggi – è stato preso d’assalto dai visitatori tra stasera e stamattina, cedendo prevedibilmente sotto la mole delle visite per diverse ore (fonte: CorSera).

Quello dell’ATM è un sito di concezione moderna che offre un servizio utile nella misura in cui garantisce un accesso facile a tutte le linee di trasporto con possibilità di controllare i tempi di attesa di ogni linea, fermata per fermata, ed è fatto abbastanza bene rispetto ai patetici standard italiani. Permette inoltre di ricevere alert in tempo quasi reale via email su ogni linea interessata da interruzioni e deviazioni di percorso. L’unico vero grande difetto che ci vedo al momento è la mancanza di una versione adeguata per il telefonino, attraverso la quale sia possibile conoscere percorsi delle linee e tempi d’attesa alle fermate

Eppure anche un sito apparentemente ben congegnato è risultato vittima di un semplice errore di mancata pianificazione come questo, facendo venire a mancare le sue informazioni di pubblica utilità proprio quando agli abbonati sarebbero state più utili: durante uno sciopero.

E’ facile “giustificare” questa mancanza: sopratutto in una situazione di vita reale, con risorse economiche limitate, non è possibile dimensionare una infrastruttura per un picco di capacità che si verificherà in media solo una volta l’anno [alcuni la pensano diversamente a proposito del passante di Mestre].

Pur conscio di questo penso che, come una diga ha degli “sfoghi” che puo’ aprire prima di tracimare, così un sito importante e di pubblica utilità dovrebbe avere un piano B sempre pronto, in caso di raggiungimento della massima capacità.

Una maniera abbastanza semplice ed economica di risolvere questo genere di problemi è ad esempio il predisporre un sito ridotto all’osso, di solo testo, con le informazioni che interessano di più l’utenza in quel momento. Una semplice pagina di testo da 3kb avrebbe occupato molto meno del solo logo dell’azienda in testa al sito “tradizionale” e avrebbe decuplicato la capacità delle macchine disponibili nel reggere l’onda d’urto.

Sarebbe bastata – per ipotesi – una pagina con gli ultimi due comunicati stampa e, più in basso, una tabella dei tempi medi di attesa alle fermate di ogni linea urbana, rilevati nell’ultima mezz’ora: qualcosa realizzabile facilmente, fruibile immediatamente sia dai computer che dai telefoni e utile allo scopo.

Questo post lo metto ovviamente nella categoria dei consigli non richiesti sperando che qualcuno la prossima volta ci possa pensare.

Link per il 20 ottobre

martedì, 20 ottobre 2009  |  Archiviato in Citazioni

Raccolta dei link inseriti tra il 19 ottobre e il 20 ottobre:

  • iDon’t care: Verizon Droid looks cool, but ads miss point – Ars Technica – However, while Verizon’s anti-Apple marketing push may be getting attention from the tech community, we think it runs the risk of falling largely on deaf ears.
  • MoneyTree report: Venture capital still rebounding | VentureBeat – Yes, that’s pretty much the exact opposite of what Dow Jones VentureSource concluded last week — that a potential VC rebound had stalled. VentureSource includes debt financing while the MoneyTree report doesn’t, he said, so MoneyTree is a better indicator of “permanent investment.”
  • CHICAGO BLOG » Io non voglio il posto fisso, ma Tremonti… – Nessuno può convincere nessuno, ovviamente, ci sarà sempre chi cercherà una maggiore stabilità, anche a costo di un reddito minore, e chi preferirà la mobilità e l’autonomia. In un’economia aperta e dinamica, ci sarebbe spazio per tutte le aspirazioni: chi volesse stabilità se la pagherebbe con un reddito mediamente più basso ed una maggiore dipendenza dal destino del suo datore di lavoro. Il problema sorge quando si ha un mercato del lavoro duale e rigido, come quello italiano. In un contesto del genere, la ricerca del posto fisso diventa una chimera e la mobilità da stimolante diventa frustrante, e nemmeno premiante dal punto di vista economico.
  • Kit per l’analisi chimico-fisica dell’acqua domestica – (Coming soon …) Chissà che non ci convinca ulteriormente che dal rubinetto si puo’ bere.
  • YouTube’s Bandwidth Bill Is Zero. – Welcome to the New Net.
    Epicenter | Wired.com

Link per il 30 agosto

domenica, 30 agosto 2009  |  Archiviato in Citazioni

Raccolta dei link inseriti per il 30 agosto:

  • What Is Really Happening to the Venture Capital Industry? « abovethecrowd.com – Cosa sta succedendo al settore del venture capital ? Sicuramente siamo nel bel mezzo di un processo di riduzione delle dimensioni, probabilmente il primo della storia di questo settore, ma questo non dev’essere necessariamente un fattore negativo e/o collegato alla contingenza economica. Gia’ quando scrivevo la mia tesi di laurea mi imbattei in un paper di ricerca che stabiliva una inequivocabile correlazione (inversa) tra la disponibilità di fondi e le percentuale di successo delle imprese sostenute dal VC. Insomma, più soldi circolano nei fondi di private equity e meno si fa attenzione alle aziende a cui vengono distribuiti. In quest’ottica non c’è che da rallegrarsi di questo fenomeno di riduzione, i migliori fondi resteranno sul mercato e non potranno che uscirne rafforzati sul lungo termine, con tutta la capacità di poter sostenere una nuova microsoft o ebay. Degli altri nessuno sentirà la mancanza.

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