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	<title>Yawn &#187; Media</title>
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		<title>Fuga da Big-G</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 22:59:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
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		<description><![CDATA[Il titolo drammatizza &#8211; enfaticamente &#8211; ma non posso fare a meno di notare, tenendomi informato su tutti gli ultimi avvenimenti della Silicon Valley, come a Google negli ultimi mesi stiano assistendo a un vero e proprio esodo di importanti figure direttive nei settori commerciale e marketing, verso altri lidi.  Forse è colpa di quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il titolo drammatizza &#8211; enfaticamente &#8211; ma non posso fare a meno di notare, tenendomi informato su tutti gli ultimi avvenimenti della Silicon Valley, come a Google negli ultimi mesi stiano assistendo a un vero e proprio esodo di importanti figure direttive nei settori commerciale e marketing, verso altri lidi. </p>
<p>Forse è colpa di quella che l&#8217;Harvard Business Review l&#8217;anno scorso ha definito in un suo articolo una vera e propria &#8220;<em>tecnocrazia</em>&#8221; che regna a Mountain View e mette un po&#8217; al margine le competenze non strettamente ingegneristiche in azienda, magari è un semplice e salutare ricambio, forse si tratta semplicemente di ragioni di opportunità economica da parte di questi manager derivanti dalle ridotte possibilità di ulteriore crescita di carriera e del valore delle stock options su un titolo che ormai si è avviato verso una certa stabilità: fatto sta che anche Rosenblatt, l&#8217;ex CEO di Doubleclick azienda acquisita un anno fa da Google, si è dimesso [<a href="http://www.businessinsider.com/former-doubleclick-ceo-rosenblatt-quits-google-2009-4">fonte</a>] per concentrarsi su altre non meglio identificate attività.</p>
<p>Prima di lui, solo in questo mese, altri 4 importanti manager di Google tra cui il responsabile del business pubblicitario, il manager per asia e america latina, la responsabile delle partnership, avevano preso la stessa decisione lasciando il colosso internet [<a href="http://venturebeat.com/2009/04/07/yet-another-googler-leaves-singh-cassidy-joins-accel-partners/">riferimenti</a>].</p>
<p>Google non ha niente di cui preoccuparsi nell&#8217;immediato, visto che continua a macinare eccellenti risultati economici anche durante questa recessione, ma molti commentatori pensano che l&#8217;azienda &#8211; per continuare a crescere &#8211; debba imparare a relazionarsi anche con i grandi editori, verso i quali probabilmente l&#8217;approccio che si è dimostrato vincente nei rapporti con centinaia di migliaia di piccoli publisher non funziona: l&#8217;acquisizione di Doubleclick, che pure gestisce i 200 top-publisher del mercato statunitense, potrebbe non essere sufficiente da questo punto di vista.</p>
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		<title>Visto che tutti hanno un&#8217;opinione sull&#8217;argomento</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Dec 2008 12:48:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8230; ho deciso che io non ne ho una. (Parlo dell&#8217;armonizzazione IVA sulle trasmissioni codificate che va a colpire il monopolista della tv satellitare, tutte le tv via cavo come fastweb/alice-tv/ecc, i canoni tv sui videofonini, e chissà cos&#8217;altro) Non ne ho una, nel senso che in tutta franchezza non so quale di queste ipotesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; ho deciso che io non ne ho una. <em>(Parlo dell&#8217;armonizzazione IVA sulle trasmissioni codificate che va a colpire il monopolista della tv satellitare, tutte le tv via cavo come fastweb/alice-tv/ecc, i canoni tv sui videofonini, e chissà cos&#8217;altro)</em></p>
<p>Non ne ho una, nel senso che in tutta franchezza non so quale di queste ipotesi reputare più triste:</p>
<ul>
<li>Il leader dell&#8217;opposizione, un uomo ormai così disperato e ignorato che decide di intraprendere questa importante battaglia civile in merito al far risparmiare gli abbonati al satellite cinque euro al mese in media <em><small>(si parla di un aggravio compreso tra 1.5 e 7 euro, dipende dall&#8217;abbonamento)</small></em>, anche se stava nella stessa maggioranza che di questo provvedimento ha posto le basi qualche legislatura fa.</li>
<li>Il governo che decide di sottostare alle raccomandazioni dell&#8217;unione europea solo quando questo è fiscalmente vantaggioso (più tasse), infischiandosene in altre situazioni.</li>
<li>La patetica campagna mediatica del monopolista: lo stesso che ha eliminato la libertà di usare un proprio decoder, che ha dichiarato guerra allo streaming su internet, quello che fa pagare ai tifosi il canone pieno per i pacchetti calcio anche ad Agosto quando non ci sono partite, lo stesso che ogni estate aumenta le tariffe ai vecchi abbonati facendo promozioni sempre più vantaggiose solo per i nuovi, quello sui cui canali ormai passa più spot pubblicitari di una televisione in chiaro.</li>
</ul>
<p>In effetti è difficile avere una opinione sull&#8217;argomento &#8230;</p>
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		<title>Provincialismo</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Aug 2008 17:37:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[rant]]></category>

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		<description><![CDATA[Per i nostri media un qualsiasi evento può dirsi realmente accaduto solo quando viene rispettata la condizione &#8220;almeno un italiano coinvolto&#8221;. Altrimenti è come se non fosse successo. Vengono assegnati i premi nobel ? Chissenefrega. Uno dei premiati ha vaghe e lontane origini italiane ? ALT. Servizio di 5 minuti su TUTTO &#8211; inclusa la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per i nostri media un qualsiasi evento può dirsi realmente accaduto solo quando viene rispettata la condizione &#8220;almeno un italiano coinvolto&#8221;. Altrimenti è come se non fosse successo.</p>
<p>Vengono assegnati i premi nobel ? Chissenefrega.</p>
<p>Uno dei premiati ha vaghe e lontane origini italiane ? ALT. Servizio di 5 minuti su TUTTO &#8211; inclusa la triste storia dei nonni emigrati 100 anni prima &#8211; tranne sull&#8217;oggetto delle sue ricerche ovviamente, che se si parla di scienza la gente &#8211; inorridita &#8211; potrebbe trovare la forza di prendere il telecomando da quel tavolino che sta lì, a ben settanta centimetri di distanza dal divano.</p>
<p>Si verifica una disgrazia a Timbuctu e ci lasciano le penne un centinaio di persone ? E&#8217; importante solo se c&#8217;era almeno un italiano coinvolto: nel caso seguirà intervista GENIALE di $astuto_reporter ai parenti dell&#8217;interessato o nel caso ciò non fosse possibile per comprensibile dignità dei suddetti INQUADRATURA DEL CITOFONO DI CASA e allucinante INTERVISTA ALLE PERSONE del condominio o del paese sul tragico fatto.</p>
<p><span id="more-432"></span></p>
<p>Tralasciando la regola dell&#8217;italiano coinvolto, ne ho anche trovata un&#8217;altra: se accade un fatto grave a sufficienza da catalizzare l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica allora qualsiasi evento simile, anche insignificante se comparato al primo, qualora accaduto nei sette giorni seguenti al fatto principale andrà riportato per sfruttare l&#8217;onda emotiva sul tema. Esempio:</p>
<ul>
<li> Evento principale: disgrazia aerea.</li>
<li>Eventi secondari: DIECI servizi su piccoli inconvenienti accaduti ad altri aeromobili (es. atterraggi di emergenza, deviazioni di percorso, depressurizzazioni senza conseguenze, ecc) nella settimana successiva ad &#8220;evento principale&#8221;, che diversamente, presi a se stante, non troverebbero alcuna attenzione da parte dei media.</li>
</ul>
<p>Per fortuna il ritorno ai consueti ritmi quotidiani e la fine del molle periodo vacanziero segneranno una mia nuova, prolungata assenza dall&#8217;apparecchio televisivo a tutto vantaggio del sistema nervoso.</p>
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		<title>Veni, vidi</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Jul 2008 18:01:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quest&#8217;anno si è fatto molto parlare del famoso &#8220;sorpasso&#8221; di internet sulla televisione, tanto che la progressiva erosione degli ascolti dei principali network televisivi a favore di internet non rappresenta più una notizia ma un dato di fatto. Le implicazioni di questo sorpasso su strategia e conto economico dei principali network televisivi sono però ancora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quest&#8217;anno si è fatto molto parlare del famoso &#8220;sorpasso&#8221; di internet sulla televisione, tanto che la progressiva erosione degli ascolti dei principali network televisivi a favore di internet non rappresenta più una notizia ma un dato di fatto.<br />
Le implicazioni di questo sorpasso su strategia e conto economico dei principali network televisivi sono però ancora lontane dal manifestarsi in maniera completa, e in questi giorni con l&#8217;affaire <a rel="nofollow" href="http://www.corriere.it/economia/08_luglio_30/mediaset_google_youtube_03e96c96-5e32-11dd-9ccd-00144f02aabc.shtml">mset-contro-youtube</a>, che non è certo il primo della serie (e non sarà l&#8217;ultimo, vedi viacom, premier league, etc) se ne sta avendo una dimostrazione concreta anche nel nostro paese.</p>
<p>I network hanno un bisogno sempre più pressante di monetizzare anche il pubblico che fruisce dei contenuti sui canali &#8220;alternativi&#8221; per consolidare i propri ricavi, e possono farlo solo costruendosi una piattaforma in proprio (come hanno fatto grandi network americani con il progetto HULU.com), oppure stringendo degli accordi con i grandi operatori del settore (sostanzialmente YouTube) per veicolare i propri contenuti su quella piattaforma e dividerne in qualche modo i profitti.</p>
<p>Le cause legali su tutto il contenuto non autorizzato, in quest&#8217;ottica hanno un contenuto più che altro &#8220;segnaletico&#8221; a parer mio, e sospetto nascano quando non si riesce a trovare un accordo soddisfacente sulla monetizzazione dei contenuti. La partita vera nel lungo termine si giocherà comunque sull&#8217;user experience.<br />
Insomma, una causa legale &#8211; minacciata o anche vinta &#8211; serve a poco se dopo non riesci comunque a catalizzare un numero sufficiente di visitatori verso la tua piattaforma, i tuoi contenuti e i tuoi servizi.</p>
<p>Alcuni network (vedi nel nostro paese la RAI, La7) hanno seguito la strada più facile, quella dell&#8217;accordo con YouTube, che è sicuramente una buona soluzione se non vuoi perdere tempo a reinventare la ruota, pianificare le infrastrutture, creare una comunità di utenti, etc.</p>
<p>Altri, col timore &#8211; condivisibile &#8211; che lo strapotere di un unico sito indipendente gli possa poi garantire troppo potere contrattuale, hanno iniziato a lanciare le proprie piattaforme.</p>
<p>Hulu.com e iniziative simili realizzate dai network americani sono un passo avanti rispetto ai primi timidi approcci di casa nostra fatti di piattaforme scadenti, basate su tecnologie proprietarie (es. visibili solo con windows), poco usabili, senza un&#8217;attenzione vera al creare relazioni e community attorno ai contenuti, basate tutte su concetti pacchiani, ecc.</p>
<p>Quello che è certo, a parer mio, è che la condivisione gratuita dei contenuti su internet crea valore attorno a questi ultimi: il campionato di basket americano più commerciale, la NBA, già da anni pubblica in tempo reale sul proprio sito web classifiche aggiornate, momenti salienti dei match e materiale esclusivo in maniera completamente gratuita, e ottiene in questo modo milioni di visite al giorno che possono essere monetizzate adeguatamente.</p>
<p>Questa secondo me rappresenta la strada da percorrere se si vuole &#8220;andare in proprio&#8221;, è evidente infatti che con un servizio del genere ben funzionante i portaloni di video sharing non rappresentano più una preoccupazione.</p>
<p>Peccato che noi siamo ancora molto indietro, e i tentativi visti in questo senso mi paiono veramente scoraggianti: una causa legale non contribuirà certo alla soluzione del problema.</p>
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		<title>bisogni indotti</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 13:30:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggevo che il 2008 vedrà un netto incremento degli investimenti in pubblicità a testimonianza del carattere fortemente anticiclico delle spese in marketing: meno la gente compra più devi spendere per mantenere la tua quota di mercato, è abbastanza scontato. Questa ricerca del risultato a tutti i costi ho però l&#8217;impressione che favorisca le pubblicità per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggevo che il 2008 vedrà un netto incremento degli investimenti in pubblicità a testimonianza del carattere fortemente anticiclico delle spese in marketing: meno la gente compra più devi spendere per mantenere la tua quota di mercato, è abbastanza scontato.<br />
Questa ricerca del risultato a tutti i costi ho però l&#8217;impressione che favorisca le pubblicità per cretini: non fatemi ripetere quello che ho detto l&#8217;altra volta a proposito del tale alla Ned Flanders che si mette post-it ovunque per commiserare la sua assenza dai &#8220;ristorantini&#8221;, ma continuo a vedere poca ricerca della qualità. Mi sembra anzi che ora ci sia una strategia di attacco al pubblico più vulnerabile.<br />
Sempre i famosi yoghurt da bere, per dire, ora martellano la classica mamma italiana apprensiva (che rinforza le difese della bimba), e gli studenti universitari stressati, non so se avete notato. </p>
<p>Yawn</p>
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		<title>Torna &#8220;Carosello&#8221; ?</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 23:15:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Beh, può darsi, almeno come idea di fondo: leggevo sul New York Times, che Google ha siglato l&#8217;accordo più costoso ad oggi per la realizzazione di contenuti pubblicitari per il web. Seth McFarlane, l&#8217;autore delle popolari serie animate Family Guy (I Griffin) e American Dad realizzerà infatti una serie di 50 piccoli cortometraggi animati di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Beh, può darsi, almeno come idea di fondo: leggevo sul <a href="http://www.nytimes.com/2008/06/30/business/30google.html?ex=1372564800&#038;en=67ef503e089af026&#038;ei=5124&#038;partner=permalink&#038;exprod=permalink">New York Times</a>, che Google ha siglato l&#8217;accordo più costoso ad oggi per la realizzazione di contenuti pubblicitari per il web. </p>
<p>Seth McFarlane, l&#8217;autore delle popolari serie animate Family Guy (I Griffin) e American Dad realizzerà infatti una serie di 50 piccoli cortometraggi animati di uno-due minuti l&#8217;uno che verranno mostrati in abbinamento al marchio del cliente di turno su alcuni siti web facenti parte della rete degli inserzionisti google, oppure direttamente all&#8217;apertura di un sito web: la novità che vedo rispetto ai format tradizionali è per l&#8217;appunto la realizzazione di contenuto originale che il visitatore medio possa essere realmente interessato a vedere, andando oltre questa moda del &#8220;viral&#8221; che sta iniziando a diventare un po&#8217; trita oltre a raggiungere comunque un pubblico sempre di nicchia.</p>
<p>Stando all&#8217;articolo si tratta della campagna web più costosa commissionata fin&#8217;ora al colosso di Mountain View (sono lontani i tempi in cui era solo un motore di ricerca, vero ?), il che dimostra il salto di qualità in certe strategie di comunicazione.<br />
Insomma i sospetti che i budget pubblicitari si stiano spostando sempre più dalla televisione a internet, media davanti al quale quasi metà della popolazione passa una parte del proprio tempo libero, trovano sempre più conferma. Io sono tutto fuorchè un esperto del settore, ma non è troppo difficile prevedere cosa significa un&#8217;evoluzione in questo senso: una internet sempre più commerciale e una televisione generalista sempre più squallida e con contenuti adatti a incontrare principalmente il gusto di quelle fasce della popolazione meno scolarizzate e più lontane dai nuovi media.</p>
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		<title>Il popolo di Internet</title>
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		<pubDate>Thu, 15 May 2008 08:01:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La prossima volta che leggo l&#8217;espressione &#8220;Il Popolo di Internet&#8221; penso che andrò a controllare a casa del giornalista deficiente di turno se scrive ancora i suoi pezzi con una lettera 22 e poi li invia via fax. No ma, sul serio, che significa &#8220;ecco cosa ne pensa il popolo di internet&#8221;, &#8220;è già rivolta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La prossima volta che leggo l&#8217;espressione &#8220;Il Popolo di Internet&#8221; penso che andrò a controllare a casa del giornalista deficiente di turno se scrive ancora i suoi pezzi con una lettera 22 e poi li invia via fax.</p>
<p>No ma, sul serio, che significa &#8220;ecco cosa ne pensa il popolo di internet&#8221;, &#8220;è già rivolta tra il popolo di internet&#8221;, o cose del genere ? Da quando un banale strumento di telecomunicazione ormai diffuso a tutti i livelli della popolazione presuppone comunanza d&#8217;intenti tra tutti i suoi utilizzatori ? Esiste un &#8220;popolo del fax&#8221; o un &#8220;popolo del telefonino&#8221; ?</p>
<p>Boh &#8230;</p>
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		<title>La lobby dell&#8217;allarmismo inutile</title>
		<link>http://www.yawn.it/2008/05/13/la-lobby-dellallarmismo-inutile/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 May 2008 09:31:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Tech]]></category>
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		<description><![CDATA[Se c&#8217;è una cosa che prima o poi finisci per capire seguendo i media, è che il passo tra il cosiddetto giornalismo d&#8217;inchiesta e quello scandalistico è molto breve. Un&#8217;altra cosa di cui ti rendi conto dopo un po&#8217; di interesse verso il consumerismo è che in realtà la maggior parte delle cosiddette associazioni dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se c&#8217;è una cosa che prima o poi finisci per capire seguendo i media, è che il passo tra il cosiddetto giornalismo d&#8217;inchiesta e quello scandalistico è molto breve.<br />
Un&#8217;altra cosa di cui ti rendi conto dopo un po&#8217; di interesse verso il consumerismo è che in realtà la maggior parte delle cosiddette associazioni dei consumatori, o nuclei simili, sono meccanismi auto-alimentanti che hanno come unico scopo la propria sopravvivenza a ogni costo, anche se questo significa diffusione gratuita di baggianate tra le persone.<br />
Fateci caso: quello che dicono ha generalmente &#8220;senso&#8221;, quando pero&#8217; toccano un argomento che voi conoscete presumibilmente meglio di loro, ecco che vi accorgete che dicono un sacco di imbecillità, e vi viene da pensare &#8220;ma se questi qui non capiscono niente della tal cosa X di cui io sono un esperto, vuoi vedere che non sanno una fava anche del resto ma io non riesco a rendermene conto ?&#8221;.<br />
Ho realizzato questa cosa per la prima volta quando la rivista Altroconsumo (a cui i miei erano abbonati) ha cominciato a recensire computer e fotocamere digitali, o a parlare di automobili, piuttosto che limitarsi alle lavatrici e ai tostapane.</p>
<p>L&#8217;intersezione tra queste due osservazioni è il servizio di report che è andato in onda un paio di giorni fa sul WiFi. Non l&#8217;ho visto e non ho ancora avuto tempo di vederne una replica ma me l&#8217;hanno raccontato: pare sia andata in onda una massiccia dose di allarmismo e disinformazione, ovviamente tutto su temi non scientificamente provati quali la dannosità del WiFi.</p>
<p>Ora io credo che il wifi non faccia male, o almeno non tanto quanto mille altre cose che ci circondano tutti i giorni e sulle quali non viene puntato il riflettore dell&#8217;attenzione mediatica, ma non voglio mettermi a entrare nel dettaglio scientifico delle cose.</p>
<p>Mi limito dunque solo a fare qualche piccola osservazione sul presunto tema che &#8220;il wifi fa male&#8221; :<br />
- Le reti wireless casalinghe (802.11b/g) trasmettono sulla frequenza dei 2.4ghz, la stessa utilizzata ad esempio dalle reti telefoniche mobili di ultima generazione, ma con una potenza di emissione molto inferiore.<br />
- Un telefonino UMTS &#8211; di quelli che portiamo all&#8217;orecchio &#8211; puo&#8217; usare durante la chiamata circa 500mW di potenza di trasmissione, un impianto veicolare fino al quadruplo.<br />
Un router wireless casalingo non supera praticamente mai i 50milliwatt, la maggior parte di quelli che ho visto hanno tra i 10 e i 30mW in trasmissione. Dunque un decimo della potenza di un telefonino.<br />
E il router non lo portiamo neanche all&#8217;orecchio ma lo teniamo tipicamente in qualche punto della nostra casa, il che è particolarmente interessante considerato che la potenza dell&#8217;emissione elettromagnetica cade col quadrato della distanza, e più è alta la frequenza più cade velocemente (che è il motivo per cui il nostro router wireless non copre più che una decina di metri in casa nostra). Che significa che già a un metro di distanza la potenza è parecchi ordini di grandezza inferiore a quella a cui un telefonino cellulare sottopone il nostro cervello.<br />
- Tanto per rimanere sull&#8217;argomento una antenna BTS per la trasmissione del segnale mobile è un &#8220;grande&#8221; router WiFi (nel senso che ha una potenza fino a 1000 volte superiore e opera più o meno sulla stessa frequenza, se si parla di 3G), eppure non mi pare che noi tutti abbiamo smesso di usare i nostri telefonini o simili.</p>
<p>L&#8217;impressione mia è che sia facile alzare un polverone su una tecnologia marginale, che puo&#8217; essere facilmente sostituita da altre e dalla quale difficilmente la nostra vita dipende, incontrando il favore delle persone comuni: mentre è molto più facile tacere su cose ben più gravi.</p>
<p>Provate a bere l&#8217;acqua da un fiume per dire, e ditemi quante ore sopravvivete all&#8217;intossicazione e alla setticemia, e ditemi perchè poi &#8211; pur consapevoli di questa cosa &#8211; perdete tempo a preoccuparvi di qualche milliwatt di wifi. Prima di spegnere quest&#8217;ultimo già che ci siete vendete l&#8217;automobile diesel e acquistatene una a metano: buttate tutti i detersivi tossici che usate, utilizzate solo materiali biocompatibili in casa, e così via&#8230;</p>
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		<title>il Nobel e lo sfascio dei Media</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Oct 2007 18:55:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca</dc:creator>
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		<category><![CDATA[nobel]]></category>
		<category><![CDATA[telegiornali]]></category>

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		<description><![CDATA[Servizio di 5 minuti al TG1 della sera a proposito del Nobel 2007 per la medicina (su copione replicato probabilmente da tutti gli altri TG e giornali). Mi piacerebbe coltivare l&#8217;illusione che si conceda finalmente alla scienza un minimo di spazio: purtroppo non è così. Si da il caso che l&#8217;unica ragione di tanta visibilità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Servizio di 5 minuti al TG1 della sera a proposito del Nobel 2007 per la medicina (su copione replicato probabilmente da tutti gli altri TG e giornali).</p>
<p>Mi piacerebbe coltivare l&#8217;illusione che si conceda finalmente alla scienza un minimo di spazio: purtroppo non è così. Si da il caso che l&#8217;unica ragione di tanta visibilità risieda nel fatto che uno dei 3 premiati abbia nome e cognome italiano. Mario Capecchi è infatti nato a Verona e ha vissuto i primi 7 anni della sua vita in Italia (una storia abbastanza tragica peraltro, con la guerra nel mezzo), il che è sufficiente per titolare : &#8220;un italiano vince il premio nobel per la medicina&#8221;.</p>
<p>La cosa scandalosa non è ovviamente che si parli di un premio nobel, da par mio potrebbero intervistarne dieci al giorno &#8211; di qualunque nazionalità &#8211; e il livello qualitativo della televisione avrebbe solo da guadagnarne: ma del fatto che non abbiano neanche detto il nome degli altri due vincitori, ne si siano soffermati più di tanto sui meriti e le scoperte scientifiche, preferendo raccontare la struggente biografia del ragazzino che perde di vista la mamma (americana) per 4 anni durante la guerra.</p>
<p>In compenso, dopo la doverosa intervista in cui giustamente è stato ribadito il concetto secondo il quale gli investimenti in ricerca scientifica sono essenziali per un paese civile, non è mancato &#8211; da consolidata tradizione provinciale &#8211; il siparietto in cui, manco fosse un personaggio hollywoodiano, si chiede al professore in questione di lanciare un saluto agli italiani che risulterà in qualcosa del tipo &#8221; Arrivederci, Italia molto bella &#8221; !</p>
<p>No comment &#8230;</p>
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		<title>Repubblica &#8220;scopre&#8221; che Second Life è un bluff</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Aug 2007 07:37:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[second life]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il Time, finanche alla Repubblica, si devono essere resi conto che Second Life è una ca***a pazzesca, per citare il buon Fantozzi sulla corazzata Potemkin. Il che è da un lato sorprendente, considerato quanto ultimamente si stiano dimostrando disinformati su certe questioni (ricordiamo i finti scoop, dei quali il più recente tra quelli imbarazzanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il <a href="http://www.time.com/time/specials/2007/article/0,28804,1638344_1638341_1633628,00.html" target="_blank">Time</a>, finanche alla Repubblica, si devono essere resi conto che Second Life è una ca***a pazzesca, per citare il buon Fantozzi sulla corazzata Potemkin.</p>
<p>Il che è da un lato sorprendente, considerato quanto ultimamente si stiano dimostrando disinformati su certe questioni (ricordiamo i finti scoop, dei quali il più recente tra quelli imbarazzanti &#8220;relax di mika è un plagio&#8221;, cfr. <a href="http://www.daveblog.net/2007/08/03/la_non_notizia.html" target="_blank">Daveblog</a>), ma d&#8217;altro canto è anche abbastanza ironico pensando a quanto il loro gruppo editoriale ha investito nei mesi passati in questo &#8220;nuovo mondo&#8221; tentando in tutti i modi di fargli avere una qualche diffusione significativa in Italia (con scarso successo).</p>
<p>In un articolo di Jaime D&#8217;Alessandro apparso oggi sul loro sito web intitolato &#8220;<a href="http://www.repubblica.it/2007/04/sezioni/scienza_e_tecnologia/second-life-news/bluff/bluff.html" target="_blank">Tanta pubblcità, pochi abitanti. Quel bluff chiamato Second Life</a>&#8220;, viene commentato un articolo apparso sul numero di Agosto di Wired, dove si spiegano in maniera ragionevole e impietosa i numerosi motivi per cui le tante aziende che hanno investito per farsi pubblicità su Second Life hanno sostanzialmente buttato via i propri soldi. Soldi che potevano essere impegnati molto meglio in iniziative web 2.0 con un ritorno immensamente maggiore.</p>
<p>Questo, tra gli altri, lo ammette anche il responsabile marketing della Coca Cola. Ma è una cosa che qualsiasi persona di buonsenso &#8211; spinta dall&#8217;impressionante copertura mediatica &#8211; ha capito la prima (<strong>e ultima</strong>) volta che è entrata in second life, una chat grafica (che idea anni &#8217;90) in cui non solo devi scaricare un programma apposito, che richiede anche un computer abbastanza potente per girare, ma poi devi anche pagare (!), e salato per costruirti delle proprietà in un mondo virtuale.</p>
<p>Si stimano infatti su questa chat circa 300.000 utenti veramente attivi (contro i milioni dichiarati), la maggior parte dei quali comunque fanno quello che si fa da che mondo è mondo su tutte le chat internet, ovvero cercano di tacchinare nelle discoteche virtuali del posto (che cosa ridicola e raccapricciante), e nelle isole dei vari Dell, Coca Cola, ecc, si trovano a passare si e no 30 persone al giorno, una cifra indubbiamente ridicola.</p>
<p>Ridicola soprattutto considerato che &#8211; stando all&#8217;articolo &#8211; alcune aziende hanno investito in concorsi molto &#8220;web 2.0&#8243; (ad esempio contest interattivi nei quali mandare dei video) e con budget simili hanno ottenuto cifre del genere <strong>6 milioni di partecipazioni</strong>.</p>
<p>Io nel mio piccolo &#8211; non sono un esperto di marketing, ma solo uno studente &#8211; penso che al posto di buttarsi su str*****e come SL varrebbe la pena di investire su altro: pensiamo al fenomeno dei giochi multiplayer online, che hanno target demografici ben definiti e una percentuale di attività delle comunità interne altissime.</p>
<p>Per esempio c&#8217;è Popomundo, un gioco rpg che attira solo appassionati di musica (tra cui anche molte ragazze, cosa strana per un mmorpg), con una percentuale di comunità e partecipazione altissima; oppure Hattrick, un gioco multiplayer online di calcio, con più di 500mila utenti online attivi e un milione totali, la maggior parte dei quali sono uomini, 18-35, appassionati di calcio.</p>
<p>Una campagna interattiva fatta su un medium come questo (ho fatto l&#8217;esempio dei giochi online, ma potrei parlare di un portale di blog, o di qualsiasi altra cosa) sono convinto che con cifre parecchio inferiori otterrebbe un impiatto cento volte superiore.</p>
<p>E quindi ? Beh insomma, in questo caldo lunedì di ferragosto, permettetemi di ridacchiarci sopra un po&#8217;.</p>
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