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	<title>Yawn &#187; Internet</title>
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		<title>Quanto costa un utente Facebook ?</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 19:40:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi Superficiali]]></category>
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		<description><![CDATA[Il modello di domanda e offerta, nella sua rigorosa semplicità, rappresenta a mio avviso una delle immagini più potenti offerte dall&#8217;economia &#8220;classica&#8221;: pur dopo averne approfondito i limiti la sua capacità di sintesi esercita sempre un certo fascino. E&#8217; per questo motivo che ogni qualvolta incappo in un mercato vicino &#8211; in qualche misura &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il modello di domanda e offerta, nella sua rigorosa semplicità, rappresenta a mio avviso una delle immagini più potenti offerte dall&#8217;economia &#8220;classica&#8221;: pur dopo averne approfondito i limiti la sua capacità di sintesi esercita sempre un certo fascino. E&#8217; per questo motivo che ogni qualvolta incappo in un mercato vicino &#8211; in qualche misura &#8211; alla &#8220;perfezione&#8221; marshalliana, non posso fare a meno di approfondirlo.</p>
<p>I business internet, già di per se figli di una cultura &#8211; quella della Silicon Valley e del Venture Capital &#8211; estremamente aperta, hanno raggiunto un livello fantastico di &#8220;trasparenza&#8221; con l&#8217;introduzione delle aste marginali per la raccolta pubblicitaria.</p>
<p>Qualche anno fa questo meccanismo ha fatto la fortuna di Google, che tutt&#8217;ora basa il suo sistema adwords su un&#8217;asta aperta con la quale ogni inserzionista puo&#8217; in autonomia decidere un prezzo massimo che è disposto a pagare per apparire sotto una determinata &#8220;parola chiave&#8221;, ma l&#8217;evoluzione più inquietante del sistema è sicuramente quella di Facebook.</p>
<p><span id="more-1005"></span>Il sistema per gli inserzionisti di Facebook infatti assegna un prezzo alle caratteristiche demografiche degli utenti che l&#8217;azienda vuole raggiungere: il &#8220;clic&#8221; di un italiano di 20 anni su un annuncio pubblicitario ha un prezzo totalmente diverso rispetto a quello di un signore inglese di 50 anni, piuttosto che di un americano di 35 che risulta avere tra i preferiti il canale televisivo finanziario CNBC.</p>
<p>In base ai nostri interessi, alla nostra età, al nostro &#8220;mercato di riferimento&#8221; ogni utente ha un &#8220;prezzo&#8221;: risultato dell&#8217;incontro tra domanda e offerta.</p>
<p>La cosa veramente bella è che essendo il sistema per inserzionisti aperto praticamente a tutti, chiunque puo&#8217; verificare questo &#8220;borsino&#8221; in tempo reale, senza dover necessariamente comprare poi della pubblicità.</p>
<p>Un fatto curioso è che &#8211; in media &#8211; il &#8220;clic&#8221; di un profilo italiano vale circa un quarto rispetto a quello di un britannico (0.30$ vs 1.20$) e circa la metà anche rispetto a quello di un utente brasiliano (0.60$). Il &#8220;nostro&#8221; prezzo è solo di poco superiore a quello di mercati emergenti relativamente poveri come quello indiano (0.25$).</p>
<p>L&#8217;Italia in effetti risulta uno dei mercati più economici in assoluto per pubblicare spot Facebook: sarebbe curioso capire se questo fenomeno è frutto della domanda troppo bassa (ovvero che poche aziende investono ancora in pubblicità sul nostro mercato) o piuttosto dell&#8217;eccessiva offerta di &#8220;eyeballs&#8221;: magari gli Italiani spendono troppo tempo su Facebook per cui la loro attenzione &#8220;vale meno&#8221;.</p>
<p>Altro dato interessante &#8211; seppur prevedibile &#8211; è che maggiore l&#8217;età del &#8220;profilo&#8221;, maggiore il suo prezzo.</p>
<p>E&#8217; possibile anche pubblicare degli annunci diretti alle persone che lavorano per una specifica azienda, piuttosto che in base ai gusti televisivi: un utente americano che dichiara di guardare MTV o il canale sportivo ESPN &#8220;vale&#8221; circa il 30% meno di chi apprezza il network finanziario CNBC, probabilmente per gli stessi motivi per cui un&#8217;inserzione sul Sole 24 Ore è più costosa rispetto a quella su un quotidiano di massa.</p>
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		<title>Skyhook SpotRank</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 22:01:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[Le potenzialità del data mining non smettono mai di meravigliarmi: datemi un database e vi solleverò il mondo. Specialmente oggi che l&#8217;informazione è tutto, avere un database il più completo possibile può aprire delle possibilità di business che magari al momento della raccolta dei dati neanche si intravedevano &#8230; C&#8217;è questo nuovo servizio di SkyHook [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le potenzialità del data mining non smettono mai di meravigliarmi: datemi un database e vi solleverò il mondo. Specialmente oggi che l&#8217;informazione è tutto, avere un database il più completo possibile può aprire delle possibilità di business che magari al momento della raccolta dei dati neanche si intravedevano &#8230;</p>
<p>C&#8217;è questo nuovo servizio di SkyHook ad esempio, <a title="spotrank by skyhook" href="http://www.skyhookwireless.com/spotrank/index.php" target="_blank">SpotRank</a>, che sostanzialmente fornisce mappe di densità pedonale di tutte le città d&#8217;america in tempo reale. E&#8217; facile immaginare l&#8217;utilità di un servizio del genere per le aziende che devono pianificare l&#8217;apertura di un punto vendita, piuttosto che per telcos, aziende locali dei trasporti pubblici, ecc &#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="SpotRank" src="http://i39.tinypic.com/2rhaej7.jpg" alt="SkyHook Spotrank" width="480" height="174" /></p>
<p>Come è possibile? Skyhook è una tecnologia che permette di implementare un sistema di localizzazione relativamente preciso nei telefoni cellulari: è utilizzato principalmente nell&#8217;iphone ed è molto sfruttato nelle varie applicazioni che &#8211; via internet &#8211; sul telefonino forniscono servizi contestualizzati al quartiere/città in cui ci si trova. Il sistema serve milioni di richieste di localizzazione al giorno ed è proprio sulla base di questi dati aggregati che si puo&#8217; capire più o meno quali zone della città sono più affollate rispetto ad altre in un dato momento. Il dato, negli stati uniti dove la diffusione degli smartphone è massiccia, mi sembra affidabile e interessante.</p>
<p>Spotrank in particolare fornisce un valore relativo da 1 a 10 dell&#8217;affollamento di un dato luogo rispetto ai posti più frequentati del pianeta (come manhattan, soho ed alcuni quartieri di londra che rappresentano il 10) oltre a tutta una serie di altri indici che pongono in relazione l&#8217;affollamento rispetto a vari parametri (ora del giorno, regione circostante, ecc ecc). Fuor di retorica grandefratellifera (che pure spunterà fuori), tutti questi dati verranno &#8211; almeno per il momento &#8211; forniti gratuitamente attraverso una API agli sviluppatori di nuove applicazioni che volessero farne richiesta; credo che in futuro questo tipo di database possa rappresentare un&#8217;opportunità di business unica: dai produttori di navigatori satellitari agli ideatori di campagne promozionali è una informazione che &#8211; se tempestiva e accurata &#8211; farà gola a molti.</p>
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		<title>Thinking outside the &#8230; box?</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 21:31:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[Hunch è un &#8220;decision engine&#8221;, un motore di ricerca che aiuta le persone a prendere decisioni: una startup valutata più di 50 milioni di dollari. Leggevo che ha appena ricevuto altri 12 milioni di funding dal fondo di venture capital Khosla, per un totale di 19.2M$ di capitale di terzi che credono nell&#8217;idea. L&#8217;evoluzione dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="http://i41.tinypic.com/o59qnd.png" alt="" width="183" height="183" /><a href="http://hunch.com">Hunch</a> è un &#8220;decision engine&#8221;, un motore di ricerca che aiuta le persone a prendere decisioni: una startup valutata più di 50 milioni di dollari. <a href="http://deals.venturebeat.com/2010/03/15/decision-engine-hunch-confirms-12m-led-by-khosla">Leggevo</a> che ha  appena ricevuto altri 12 milioni di funding dal fondo di venture capital Khosla, per un totale di 19.2M$ di capitale di terzi che credono nell&#8217;idea.</p>
<p>L&#8217;evoluzione dei motori di ricerca attuali, come Google, sempre più abili nell&#8217;interpretare le volontà dell&#8217;utilizzatore, rende evidentemente i fondatori di <em>Hunch</em> fiduciosi in un futuro in cui saremo così poco abituati a far ricerca (e a pensare) per conto nostro da doverci affidare a dei sistemi, che realizzeranno gran parte del proprio fatturato nella proposta di &#8220;consigli sponsorizzati&#8221; (non vedo un altro business model).</p>
<p>Bene &#8230;</p>
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		<title>Wave (sic).</title>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2009 09:49:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[Da ieri e per qualche giorno il nuovo meme che animerà blog e siti tecnologici in questo sonnacchioso e &#8211; speriamo &#8211; assolato ponte lungo del 2 Giugno sarà la discussione sull&#8217;ultima iniziativa di google, Wave: &#8220;l&#8217;email reinventata oggi&#8220;. Non mi dilungo sui dettagli funzionali e tecnici, già sviscerati da tanti: dal punto di vista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da ieri e per qualche giorno il nuovo <em>meme</em> che animerà blog e siti tecnologici in questo sonnacchioso e &#8211; speriamo &#8211; assolato ponte lungo del 2 Giugno sarà la discussione sull&#8217;ultima iniziativa di google, Wave: &#8220;<em>l&#8217;email reinventata oggi</em>&#8220;.</p>
<p>Non mi dilungo sui dettagli funzionali e tecnici, già sviscerati da tanti: dal punto di vista strategico si tratta anzitutto di un modo per presidiare l&#8217;evoluzione &#8220;sociale&#8221; del media internet, andando a unire alle tipiche funzionalità dell&#8217;email anche funzionalità di groupware e collaborazione oggi rimestate in salsa &#8220;social&#8221; sull&#8217;onda del successo di friendfeed, twitter, ecc.<br />
Potrebbe dunque sembrare una mossa quasi obbligata da parte di chi deve continuare a fare quanto possibile per mantenere la propria leadership nei servizi internet: la cosa davvero interessante è il contenuto di innovazione presente in questo nuovo embrionale servizio, che ha richiesto cinque anni di sviluppo.</p>
<p><span id="more-895"></span></p>
<p>Si tratta infatti di un progetto che non è l&#8217;ennesimo sistema di comunicazione monolitico e chiuso, ma rappresenta un servizio aperto, open source e progettato per inter-operare all&#8217;interno di un sistema di &#8220;federazione&#8221; con gli altri big vecchi e nuovi dell&#8217;industria del web sociale.<br />
Sono queste premesse a rendere potenzialmente dirompente l&#8217;impatto dell&#8217;idea, qualora riscuotesse successo. Non è un caso che il progetto sia stato presentato a una conferenza di sviluppatori, il Google I/O di San Francisco: è anzitutto su questi che bisogna puntare per garantirne l&#8217;adozione.</p>
<p>Da tempo ci si interroga sul futuro dell&#8217;email, uno strumento che mostra sempre più i suoi limiti: molti hanno sostenuto che il futuro della comunicazione possa stare nel social network, un sistema chiuso, in cui bisogna prima approvare/confermare le persone con cui si va ad interagire, per eliminare i problemi di spam ed email indesiderate e rendere più semplice l&#8217;interazione.</p>
<p>E&#8217; evidente pero&#8217; che un sistema completamente chiuso pone delle grosse barriere all&#8217;ingresso: bisogna essere tutti nello stesso &#8220;contenitore&#8221; e a questo affidare i nostri dati, una prospettiva invisa non solo a qualche utente &#8220;privato&#8221;, ma sopratutto al mondo delle realtà enterprise.  Dare la possibilità a ciascuna realtà, grande o piccola, di diventare nodo di un sistema ibrido quale wave permetterebbe di risolvere i problemi classici del social network &#8220;chiuso&#8221; pur rappresentando una radicale evoluzione rispetto ai classici strumenti email.</p>
<p>Forse a Mountain View, per l&#8217;ennesima volta, hanno tracciato il percorso che tutti noi ci troveremo a seguire da qui a cinque anni, grazie alla propria capacità di adottare standard aperti e favorire gli effetti &#8220;network&#8221;. Del resto quanti altri, oggi, avrebbero voglia e possibilità di impegnare in un progetto visionario, in una industria come quella internet, un centinaio di ingegneri per anni, se non la fabbrica di cash-flow di Mountain View?</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-896" title="wave" src="http://www.yawn.it/wp-content/uploads/2009/05/wave-480x314.jpg" alt="wave" width="480" height="314" /></p>
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		<title>Fuga da Big-G</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 22:59:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
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		<description><![CDATA[Il titolo drammatizza &#8211; enfaticamente &#8211; ma non posso fare a meno di notare, tenendomi informato su tutti gli ultimi avvenimenti della Silicon Valley, come a Google negli ultimi mesi stiano assistendo a un vero e proprio esodo di importanti figure direttive nei settori commerciale e marketing, verso altri lidi.  Forse è colpa di quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il titolo drammatizza &#8211; enfaticamente &#8211; ma non posso fare a meno di notare, tenendomi informato su tutti gli ultimi avvenimenti della Silicon Valley, come a Google negli ultimi mesi stiano assistendo a un vero e proprio esodo di importanti figure direttive nei settori commerciale e marketing, verso altri lidi. </p>
<p>Forse è colpa di quella che l&#8217;Harvard Business Review l&#8217;anno scorso ha definito in un suo articolo una vera e propria &#8220;<em>tecnocrazia</em>&#8221; che regna a Mountain View e mette un po&#8217; al margine le competenze non strettamente ingegneristiche in azienda, magari è un semplice e salutare ricambio, forse si tratta semplicemente di ragioni di opportunità economica da parte di questi manager derivanti dalle ridotte possibilità di ulteriore crescita di carriera e del valore delle stock options su un titolo che ormai si è avviato verso una certa stabilità: fatto sta che anche Rosenblatt, l&#8217;ex CEO di Doubleclick azienda acquisita un anno fa da Google, si è dimesso [<a href="http://www.businessinsider.com/former-doubleclick-ceo-rosenblatt-quits-google-2009-4">fonte</a>] per concentrarsi su altre non meglio identificate attività.</p>
<p>Prima di lui, solo in questo mese, altri 4 importanti manager di Google tra cui il responsabile del business pubblicitario, il manager per asia e america latina, la responsabile delle partnership, avevano preso la stessa decisione lasciando il colosso internet [<a href="http://venturebeat.com/2009/04/07/yet-another-googler-leaves-singh-cassidy-joins-accel-partners/">riferimenti</a>].</p>
<p>Google non ha niente di cui preoccuparsi nell&#8217;immediato, visto che continua a macinare eccellenti risultati economici anche durante questa recessione, ma molti commentatori pensano che l&#8217;azienda &#8211; per continuare a crescere &#8211; debba imparare a relazionarsi anche con i grandi editori, verso i quali probabilmente l&#8217;approccio che si è dimostrato vincente nei rapporti con centinaia di migliaia di piccoli publisher non funziona: l&#8217;acquisizione di Doubleclick, che pure gestisce i 200 top-publisher del mercato statunitense, potrebbe non essere sufficiente da questo punto di vista.</p>
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		<title>Gli App Store decollano?</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Apr 2009 16:48:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi Superficiali]]></category>
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		<description><![CDATA[Il mercato del software per la telefonia mobile è uno dei settori a più elevato tasso di crescita e gran parte del merito sta nella capacità di Apple di far leva su un sistema già funzionante, come quello che l&#8217;azienda di Cupertino aveva in piedi per vendere la musica, per rendere semplice il processo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mercato del software per la telefonia mobile è uno dei settori a più elevato tasso di crescita e gran parte del merito sta nella capacità di Apple di far leva su un sistema già funzionante, come quello che l&#8217;azienda di Cupertino aveva in piedi per vendere la musica, per rendere semplice il processo di acquisto delle applicazioni da installare sui telefonini. Questo è sicuramente uno dei vantaggi competitivi dell&#8217;iPhone, il best-seller di Apple, ed è un fattore che sopratutto negli Stati Uniti si sta dimostrando capace di cambiare le regole del gioco perchè la facilità nel vendere le applicazioni per la piattaforma invoglia tanti programmatori a scriverne: è lo stesso tipo di vantaggio &#8220;di rete&#8221; che ha permesso ai sistemi operativi Microsoft di imporsi sul mercato più di venti anni or sono e non va dunque sottovalutato.</p>
<p>Ovviamente la concorrenza non sta a guardare, e Google, Nokia e RIM (blackberry) hanno lanciato i propri app-store centralizzati: Palm arriverà a breve sullo stesso mercato con il lancio del suo Pre. Questi sforzi pero&#8217; sin&#8217;ora non hanno garantito un grande successo, lo store del Google-Fonino langue in termini di numeri e qualità: Nokia e RIM, piattaforme per cui pure si sviluppano applicazioni da diversi anni, non riescono a catalizzare sviluppatori tanto quanto Apple.</p>
<p>In questi giorni sto seguendo con interesse una sorta di polemica a distanza (attraverso i rispettivi blog e siti internet) che si è andata a sviluppare tra gli addetti ai lavori sul perchè gran parte degli sviluppatori statunitensi siano così legati ad Apple e vadano sostanzialmente a &#8220;snobbare&#8221; ad esempio le iniziative di Nokia e la risposta pare semplice: per quanto Nokia si sforzi di dimostrare che c&#8217;è domanda per applicazioni sui telefonini anche fuori dall&#8217;iphone (<a href="http://venturebeat.com/2009/04/02/nokia-aims-to-prove-there-is-mobile-demand-beyond-the-iphone/">cfr. questa intervista</a>) è evidente che gli sviluppatori che sono in passato stati scottati dal modello di distribuzione scadente degli altri produttori dopo aver provato la facilità con cui è possibile avere successo creando applicazioni per l&#8217;iPhone siano molto restii a voler tornare indietro.</p>
<p>Al di là del merito della questione è evidente che, in un mercato in cui i telefonini diventano tutti sempre più intelligenti e il vantaggio si va a giocare sul &#8220;valore aggiunto&#8221; delle piattaforme, Nokia, RIM e Palm continueranno a perdere terreno se non trovano in fretta una maniera per attrarre sviluppatori e costruire un mercato maggiore per le proprie applicazioni. Il successo delle proprie soluzioni si giocherà su due fattori principali: 1) facilità di sviluppo [è importante che chiunque possa in fretta creare facilmente applicazioni per le loro piattaforme] 2) facilità dell&#8217;esperienza di acquisto.</p>
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		<title>Gestione strategica di una webapp</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Apr 2009 14:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi Superficiali]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[Grazie alle potenzialità di internet qualche giorno fa ho avuto modo di seguire in differita una conferenza che si è tenuta al Qcon di San Francisco qualche mese fa, dove il responsabile dell&#8217;infrastruttura tecnica di Facebook spiega come viene gestita l&#8217;infrastruttura tecnica a casa loro. [Fonte] E&#8217; un caso che mi è interessato studiare perchè [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie alle potenzialità di internet qualche giorno fa ho avuto modo di seguire in differita una conferenza che si è tenuta al Qcon di San Francisco qualche mese fa, dove il responsabile dell&#8217;infrastruttura tecnica di Facebook spiega come viene gestita l&#8217;infrastruttura tecnica a casa loro. [<a href="http://www.infoq.com/presentations/Facebook-Software-Stack">Fonte</a>]</p>
<p>E&#8217; un caso che mi è interessato studiare perchè si tratta &#8211; fuori da ogni discussione su utilità, opportunità, determinanti dei profitti del Social Network &#8211; di un sito internet che sta crescendo in maniera spaventosa, e quindi è interessante per me che in passato mi sono occupato di questioni tecniche affini, capire quale è la loro strada nel mantenere alta l&#8217;affidabilità e bassi i costi operativi.</p>
<p>Non voglio scendere troppo nel tecnico per evitare di annoiare i pochi pazienti lettori di questo spazio, chi è interessato può consultare la fonte, le conclusioni più interessanti che ne traggo io pero&#8217; sono sostanzialmente due :</p>
<p>1) L&#8217;importanza della &#8220;recency&#8221; nel progetto dell&#8217;infrastruttura. Quando ho scritto la mia tesi di laurea la scorsa estate mi sono imbattuto in uno studio di amazon che dimostrava come un singolo secondo di latenza aggiuntiva su un sito internet potesse impattare gli acquisti online del 20-30% (ora non ricordo i dati precisi). Per questa ragione, consapevoli che l&#8217;esperienza dell&#8217;utente peggiora molto quando il sito carica lentamente, e dovendo allo stesso tempo investire il minimo indispensabile nella potenza complessiva del sistema,in un sito come Facebook per tenere bassi i costi pare sia importantissimo tenere a disposizione del sistema solo i dati più recenti (pochi mesi), mentre a quelli più vecchi è accettabile accedere anche in maniera lenta o con qualche errore qui e lì: visto che il 99% delle transazioni vengono effettuate consultando dati recenti sono questi che devono essere replicati tra i vari datacenter che usa l&#8217;azienda e resi disponibili in pochi decimi di secondo agli utenti. Per tutto il resto (e si tratta di una mole enorme di dati) si puo&#8217; trovare il modo di &#8220;ottimizzare&#8221;.</p>
<p>2) La morte dell&#8217;<em>RDBMS</em>, il database relazionale, così come in molti lo conosciamo. In queste situazioni di elevato carico e di pattern di utilizzo prevedibili è molto più facile memorizzare solo una serie di chiavi e record. Secondo il CTO di facebook ogni tentativo di costruire complesse relazioni tra le basi di dati si è rivelato lento e molto costoso in termini di infrastruttura: loro al momento utilizzano esclusivamente mySQL e identificano ogni oggetto esclusivamente con il suo codice alfanumerico (ogni singolo oggetto sul sito ne ha uno), senza costruire particolari relazioni tra i vari oggetti che, pur permettendo eventualmente di far cose interessanti, costituiscono un costo e una lentezza inaccettabili a voler tener bassi i costi.</p>
<p>Poi ci sono altre prospettive tecniche più o meno interessanti che lascio volentieri scoprire agli addetti ai lavori interessati.</p>
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		<title>UhLaLa: IBM + Sun ?</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2009 19:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi Superficiali]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Wall Street Journal di oggi riporta un&#8217;indiscrezione secondo la quale IBM sarebbe in trattativa per acquisire Sun al prezzo di 6.5 miliardi di dollari: un valore che considerando la capitalizzazione azionaria di Sun ad oggi esprimerebbe un considerevole premio (circa il 100%) per le sinergie che evidentemente IBM pensa di realizzare in seguito all&#8217;operazione. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Wall Street Journal di oggi <a title="beware: wsj paywall" href="http://online.wsj.com/article/SB123735970806267921.html" target="_blank">riporta</a> un&#8217;indiscrezione secondo <a title="Sun + IBM ?" href="http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=newsarchive&amp;sid=aWIiXrGajk3w" target="_blank">la quale</a> <strong>IBM</strong> sarebbe in trattativa per acquisire <strong>Sun</strong> al prezzo di 6.5 miliardi di dollari: un valore che considerando la capitalizzazione azionaria di Sun ad oggi esprimerebbe un considerevole premio (circa il 100%) per le sinergie che evidentemente IBM pensa di realizzare in seguito all&#8217;operazione.</p>
<p>Al momento gran parte del mercato dei server è suddiviso tra IBM e HP che hanno ciascuna una quota di mercato intorno al 30%, una mossa del genere &#8211; se la notizia si rivela fondata &#8211; può cambiare il settore <em>enterprise</em> dell&#8217;informatica per due motivi:</p>
<ol>
<li>Ibm raggiunge il 40% e diventa leader incontrastato del settore lasciando a distanza di sicurezza HP, inoltre entra in un mercato di nicchia &#8211; quello presidiato da Sun &#8211; in cui tradizionalmente non ha avuto grande successo: Ibm realizza infatti gran parte del suo fatturato con i grandi clienti, laddove Sun è molto più forte nel settore web-2.0 e nelle realtà meno grandi. L&#8217;azienda che ha inventato Java si sta inoltre ritagliando una popolarità sempre maggiore nel settore dell&#8217;archiviazione grazie alle potenzialità del suo filesystem ZFS.</li>
<li>L&#8217;acquisizione crea un gigante del cloud/utility computing, un settore ancora in fase embrionale ma con potenzialità immense (almeno secondo me, cfr.<a title="Gennaio 2008" href="http://www.yawn.it/2008/01/02/lanno-del-cloud-computing/" target="_blank">1</a> e <a title="G.2009" href="http://www.yawn.it/2009/01/01/i-trend-tecnologici-del-2009/" target="_blank">2</a>) dove Sun ha appena annunciato il suo ingresso con una soluzione concorrente a Google e Amazon: <strong>magari è stato proprio questo annuncio a scatenare la mossa di IBM</strong>.</li>
</ol>
<p>Questo è il momento migliore per le operazioni di finanza straordinaria, le aziende che hanno <em>disponibilità liquide</em> possono consolidare la propria posizione sul mercato <em>a prezzi da saldo</em>, per questo motivo &#8211; se confermata &#8211; la mossa di IBM non appare affatto stupida.</p>
<p>Mi aspetto a breve qualcosa del genere anche da aziende come Apple, Microsoft e Google che in questi anni hanno continuato a trattenere all&#8217;interno dell&#8217;azienda dei flussi di cassa considerevoli e al momento siedono su disponibilità liquide sconosciute ad altri settori che invece soffrono molto la crisi nel mondo del credito.</p>
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		<title>Telefonatevi</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2009 08:51:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Consigli Non Richiesti]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[Il social network Facebook cresce al ritmo di 5 milioni di nuovi utenti alla settimana, lo dice il suo fondatore in un intervista televisiva del 27 febbraio a Msnbc: la crescita è forte anche e sopratutto fuori dagli Stati Uniti, 4 di questi 5 milioni di nuovi ingressi settimanali non sono infatti targati a stelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il social network Facebook cresce al ritmo di 5 milioni di nuovi utenti <strong>alla settimana</strong>, lo dice il suo fondatore in un intervista televisiva del 27 febbraio a Msnbc: la crescita è forte anche e sopratutto fuori dagli Stati Uniti, 4 di questi 5 milioni di nuovi ingressi settimanali non sono infatti targati a stelle e strisce. In Italia il sito internet ha raggiunto una diffusione difficilmente comparabile, più di 8 milioni di utenti: anche il direttore del TG1 non puo&#8217; fare a meno di ricordare ogni sera il suo entusiasmo verso questo fenomeno, con qualche servizio riempitivo a tema.</p>
<p>Quello che è più interessante è che stando a dati interni, emersi in una lunga presentazione del 4 Marzo nella quale è stata presentata la nuova homepage e altre novità, il 44% delle interazioni sociali all&#8217;interno della piattaforma avviene con una stretta cerchia di conoscenti.</p>
<p>E&#8217; un dato che &#8211; tra i tanti &#8211; mi ha colpito: in sostanza anche chi ha 300 amici sul network tende a interagire per la maggior parte del tempo con le stesse 3-5 persone, come vi potrà confermare chiunque abbia la sfortuna di avere tra i suoi contatti una coppia di amici o fidanzati in vena di reality show.</p>
<p>Io, non avendo le competenze per trarre interessanti interpretazioni sociologiche del fenomeno, mi limiterei all&#8217;invito di cui al titolo.</p>
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		<title>I trend tecnologici del 2009</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 2009 14:29:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Tech]]></category>

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		<description><![CDATA[I miei migliori Auguri di Buon Anno. Ogni anno tutti si esercitano a fare previsioni su quello che sarà, spesso sbagliando: è inevitabile tanto quanto stilare un meglio/peggio dell&#8217;anno passato e può anche essere divertente. Da appassionato di tecnologia provo a pensare al 2009 ipotizzando quello che potrebbe essere, o forse ciò che mi piacerebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>I miei migliori Auguri di Buon Anno.</em></p>
<p>Ogni anno tutti si esercitano a fare previsioni su quello che sarà, spesso sbagliando: è inevitabile tanto quanto stilare un meglio/peggio dell&#8217;anno passato e può anche essere divertente.</p>
<p>Da appassionato di tecnologia provo a pensare al 2009 ipotizzando quello che potrebbe essere, o forse ciò che mi <em>piacerebbe</em> fosse.</p>
<p>L&#8217;anno scorso di questi tempi prevedevo come trend principale quello del <em>cloud computing</em>: la potenza di calcolo allo stesso tempo elastica, centralizzata, e disponibile in ogni computer connesso nel mondo.<br />
In effetti un mercato che era solo di Amazon tra gli sviluppatori indipendenti e di IBM nel mondo delle grandi aziende, ha visto l&#8217;ingresso recente di tanta concorrenza: numerosi servizi innovativi nati lo scorso anno hanno visto la luce proprio grazie a questo tipo di tecnologia.<br />
Certo la recessione ha rallentato lo sviluppo di settori così <em>capital-intensive</em> come i datacenter, ma sono tutt&#8217;ora convinto che entro la fine di quest&#8217;anno si andrà a completare una transizione sempre più massiccia verso il computing elastico.<br />
A dimostrazione di ciò il lancio di una &#8220;versione internet&#8221; di Microsoft Office, di diversi programmi di fotoritocco e montaggio video interamente funzionanti all&#8217;interno del browser da parte di Adobe, senza contare le voci che vogliono anche Apple lanciare presto la propria suite iWork in versione &#8220;web&#8221;.<br />
<span id="more-695"></span><br />
Le mie previsioni per quest&#8217;anno sono dunque strettamente collegate a questa convinzione, lo sviluppo del cloud computing farà sentire il bisogno di accedere a tutte questa mole di informazioni anche in mobilità: ritengo fondate le previsioni secondo cui quest&#8217;anno vedrà il vero e definitivo <em>boom di smartphones, tablet e mini computer portatili</em>.<br />
In particolare dopo i primi rozzi tentativi di approccio al concetto del mini-portatile che hanno visto Asus EEE e Acer come precursori, lo sviluppo secondo me si indirizzerà verso piattaforme ancora più miniaturizzate e con un consumo energetico inferiore.<br />
Già iniziano a girare ad esempio voci di una sorta di grande ipod touch 8 o 9 pollici da Apple a fine 2009, così come ferve l&#8217;interesse per la piattaforma ARM che a differenza di quella x86 utilizzata sui netbook correnti consente un risparmio energetico (che si traduce in durata delle batterie) simile a quello dei telefoni cellulari, contro le 3-6 ore di autonomia delle cpu Atom attualmente in commercio.</p>
<p>Ovviamente questo spingerà ancora di più le connessioni internet senza filo (umts, wimax e quant&#8217;altro), che negli ultimi due anni sono state protagoniste di una vera e propria esplosione e il cui progressivo aumento di prestazioni rischia di far concorrenza alle reti fisse.</p>
<p>Infine, si fa tanto parlare dei progressi dei paesi asiatici nel campo della ricerca, non solo applicata ma anche pura: l&#8217;India va sulla Luna e ospita i più grandi centri di ricerca software; in Cina stanno tentando di sviluppare <em>in casa</em> una cpu e uno standard umts per la telefonia: il numero di ingegneri che formano ogni anno è cinque volte superiore a quello statunitense.<br />
La Silicon Valley continuerà a guidare l&#8217;innovazione tecnologica per tutto il 2009 a causa della disponibilità di capitali privati e al peculiare modello di leadership che favorisce l&#8217;innovazione tipico di quell&#8217;ambiente, ma di qui a cinque anni lo scenario potrebbe essere radicalmente diverso.</p>
<p>Per quanto riguarda il quadro macroeconomico ormai tutto è già stato detto, si prevede un 2009 in recessione, i dubbi sono solo sulla durata e sull&#8217;intensità di quest&#8217;ultima, sulla durata di una eventuale fase di deflazione e sulla possibile, conseguente, fiammata inflazionistica che seguirebbe a causa delle pesanti misure che tutte le istituzioni statali nel mondo stanno mettendo in campo per sostenere l&#8217;economia.<br />
In quest&#8217;ottica l&#8217;unica speranza è che tutto ciò almeno serva da lezione e che si intraprendano delle riforme radicali per cambiare i mercati finanziari in modo che sia valorizzata molto di più l&#8217;ottica di lungo periodo, che favorisce investimenti sani e ricerca.</p>
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