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	<title>Yawn &#187; Consigli Non Richiesti</title>
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		<title>Made in China</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 19:49:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Consigli Non Richiesti]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi scrivo per consigliarvi di leggere la categoria &#8220;Made in China&#8221; del &#8220;Bunnie&#8217;s Blog&#8221;, è uno spaccato veramente interessante dello sviluppo manifatturiero della Cina negli ultimi anni scritto da un ingegnere americano che ha dovuto passare lì qualche anno per realizzare un nuovo prodotto per la sua start-up. Il fatto di essere di origini cinesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi scrivo per consigliarvi di leggere la categoria <a href="http://www.bunniestudios.com/blog/?cat=7" target="_blank">&#8220;Made in China&#8221; del &#8220;Bunnie&#8217;s Blog&#8221;</a>, è uno spaccato veramente interessante dello sviluppo manifatturiero della Cina negli ultimi anni scritto da un ingegnere americano che ha dovuto passare lì qualche anno per realizzare un nuovo prodotto per la sua start-up. Il fatto di essere di origini cinesi e di parlare un po&#8217; la lingua gli ha permesso di conoscere quella realtà veramente a fondo.</p>
<p>Ci sono alcuni video molto interessanti, guardate quelli in questo articolo ad esempio: <a href="http://www.bunniestudios.com/blog/?p=185" target="_blank">Skill</a>.</p>
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		<title>L&#8217;importanza del piano B</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 11:03:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Consigli Non Richiesti]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa leggendo l&#8217;intervista del vice-CTO di Facebook a proposito dei problemi tecnici che si trova ad affrontare un sito internet con una crescita esplosiva, soprattutto quando il suo lavoro principale è quello di mettere in relazione per ogni singolo utente dati da decine/centinaia di &#8220;feed&#8221; diversi &#8211; cosa che comporta delle sfide peculiari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa leggendo l&#8217;<a href="http://digital.venturebeat.com/2009/10/21/web-20-facebooks-challenges-in-scaling-to-300-million-users/" target="_blank">intervista</a> del vice-CTO di Facebook a proposito dei problemi tecnici che si trova ad affrontare un sito internet con una crescita esplosiva, soprattutto quando il suo lavoro principale è quello di mettere in relazione per ogni singolo utente dati da decine/centinaia di &#8220;feed&#8221; diversi &#8211; cosa che comporta delle sfide peculiari rispetto ai problemi di scalabilità di un sito che fornisce contenuto &#8216;statico&#8217; &#8211; riflettevo su come, nella realtà dei fatti, anche problemi più semplici non siano sempre studiati a sufficienza.</p>
<p>In generale quando la base di dati su cui lavora un sito internet è (a differenza del caso FB) controllata e &#8220;stabile&#8221;, l&#8217;unico problema nello &#8220;scalare&#8221; il sistema su un grande numero di utilizzatori è quello della capacità: in sostanza la soluzione al problema è &#8220;limitarsi&#8221; a predisporre un numero di &#8220;tubi&#8221; e di &#8220;macchine&#8221; sufficienti per garantire a tutti l&#8217;accesso alle informazioni: anche una cosa così semplice pero&#8217; non si riesce sempre a mettere in pratica.</p>
<p>Si pensi al caso del sito dell&#8217;<a href="http://www.atm-mi.it/Pagine/home.aspx" target="_blank">azienda trasporti milanese</a> che &#8211; in occasione dello sciopero di oggi &#8211; è stato preso d&#8217;assalto dai visitatori tra stasera e stamattina, cedendo prevedibilmente sotto la mole delle visite per diverse ore (fonte: <a href="http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/09_ottobre_23/metropolitana-regolare-sciopero-cobas-trasporti-1601909435379.shtml" target="_blank">CorSera</a>).</p>
<p>Quello dell&#8217;ATM è un sito di concezione moderna che offre un servizio utile nella misura in cui garantisce un accesso facile a tutte le linee di trasporto con possibilità di controllare i tempi di attesa di ogni linea,  fermata per fermata, ed è fatto abbastanza bene rispetto ai patetici standard italiani. Permette inoltre di ricevere alert in tempo quasi reale via email su ogni linea interessata da interruzioni e deviazioni di percorso. L&#8217;unico vero grande difetto che ci vedo al momento è la mancanza di una versione adeguata per il telefonino, attraverso la quale sia possibile conoscere percorsi delle linee e tempi d&#8217;attesa alle fermate</p>
<p>Eppure anche un sito apparentemente ben congegnato è risultato vittima di un semplice errore di mancata pianificazione come questo, facendo venire a mancare le sue informazioni di pubblica utilità proprio quando agli abbonati sarebbero state più utili: durante uno sciopero.</p>
<p>E&#8217; facile &#8220;giustificare&#8221; questa mancanza: sopratutto in una situazione di vita reale, con risorse economiche limitate, non è possibile dimensionare una infrastruttura per un picco di capacità che si verificherà in media solo una volta l&#8217;anno [<em>alcuni la pensano diversamente a proposito del passante di Mestre</em>].</p>
<p>Pur conscio di questo penso che, come una diga ha degli &#8220;sfoghi&#8221; che puo&#8217; aprire prima di tracimare, così un sito importante e di pubblica utilità dovrebbe avere un<strong> piano B</strong> sempre pronto, in caso di raggiungimento della massima capacità.</p>
<p>Una maniera abbastanza semplice ed economica di risolvere questo genere di problemi è ad esempio il predisporre un sito ridotto all&#8217;osso, di solo testo, con le informazioni che interessano di più l&#8217;utenza in quel momento. Una semplice pagina di testo da 3kb avrebbe occupato molto meno del solo logo dell&#8217;azienda in testa al sito &#8220;tradizionale&#8221; e avrebbe decuplicato la capacità delle macchine disponibili nel <em>reggere l&#8217;onda d&#8217;urto</em>.</p>
<p>Sarebbe bastata &#8211; per ipotesi &#8211; una pagina con gli ultimi due comunicati stampa e, più in basso, una tabella dei tempi medi di attesa alle fermate di ogni linea urbana, rilevati nell&#8217;ultima mezz&#8217;ora: qualcosa realizzabile facilmente, fruibile immediatamente sia dai computer che dai telefoni e utile allo scopo.</p>
<p>Questo post lo metto ovviamente nella categoria dei<em> consigli non richiesti</em> sperando che qualcuno la prossima volta ci possa pensare.</p>
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		<title>Telefonatevi</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2009 08:51:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Consigli Non Richiesti]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>

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		<description><![CDATA[Il social network Facebook cresce al ritmo di 5 milioni di nuovi utenti alla settimana, lo dice il suo fondatore in un intervista televisiva del 27 febbraio a Msnbc: la crescita è forte anche e sopratutto fuori dagli Stati Uniti, 4 di questi 5 milioni di nuovi ingressi settimanali non sono infatti targati a stelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il social network Facebook cresce al ritmo di 5 milioni di nuovi utenti <strong>alla settimana</strong>, lo dice il suo fondatore in un intervista televisiva del 27 febbraio a Msnbc: la crescita è forte anche e sopratutto fuori dagli Stati Uniti, 4 di questi 5 milioni di nuovi ingressi settimanali non sono infatti targati a stelle e strisce. In Italia il sito internet ha raggiunto una diffusione difficilmente comparabile, più di 8 milioni di utenti: anche il direttore del TG1 non puo&#8217; fare a meno di ricordare ogni sera il suo entusiasmo verso questo fenomeno, con qualche servizio riempitivo a tema.</p>
<p>Quello che è più interessante è che stando a dati interni, emersi in una lunga presentazione del 4 Marzo nella quale è stata presentata la nuova homepage e altre novità, il 44% delle interazioni sociali all&#8217;interno della piattaforma avviene con una stretta cerchia di conoscenti.</p>
<p>E&#8217; un dato che &#8211; tra i tanti &#8211; mi ha colpito: in sostanza anche chi ha 300 amici sul network tende a interagire per la maggior parte del tempo con le stesse 3-5 persone, come vi potrà confermare chiunque abbia la sfortuna di avere tra i suoi contatti una coppia di amici o fidanzati in vena di reality show.</p>
<p>Io, non avendo le competenze per trarre interessanti interpretazioni sociologiche del fenomeno, mi limiterei all&#8217;invito di cui al titolo.</p>
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		<title>Quando manca la fiducia &#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Oct 2008 10:30:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Consigli Non Richiesti]]></category>

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		<description><![CDATA[Le opinioni di alcuni analisti segnalano come il sistema bancario abbia un problema di fiducia (mais oui, monsieur Lapalisse!) e se le persone iniziano a non fidarsi delle banche le prospettive di profitto per alcuni istituti non possono che assottigliarsi. Il problema non è tanto nella raccolta diretta (depositi a vista, ecc.), trattandosi di impieghi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le opinioni di alcuni analisti segnalano come il sistema bancario abbia un <strong>problema di fiducia</strong> (mais oui, monsieur Lapalisse!) e se le persone iniziano a non fidarsi delle banche le prospettive di profitto per alcuni istituti non possono che assottigliarsi.</p>
<p>Il problema non è tanto nella raccolta diretta (depositi a vista, ecc.), trattandosi di impieghi che, garantiti dallo stato e privi di alternative percorribili, non destano nel grande pubblico particolari preoccupazioni nell&#8217;immediato, quanto nei prodotti di pagamento e nel risparmio gestito: importanti fonti di commissioni che potrebbero ridursi.</p>
<p>Ad esempio la banca guadagna una commissione percentuale (pagata dal negoziante) tutte le volte che pagate qualcosa con la carta: tutto sommato &#8211; specialmente per quanto riguarda il bancomat &#8211; si tratta di un prezzo onesto che copre rischi e fastidi risparmiati nel ridurre l&#8217;utilizzo del contante, d&#8217;altro canto tutta la &#8220;bad press&#8221; recente sulle carte di credito, indicate come una delle principali cause di crescita dell&#8217;indebitamento delle famiglie, le storie di persone che si sono rovinate per la crescita a spirale degli interessi da loro dovuti grazie alle revolving che arrivano dal mondo anglosassone ecc., potrebbe limitarne l&#8217;uso e far tornare qualche persona a usare il contante o comunque gli strumenti di debito (bancomat, prepagate) che rendono più semplice controllare le spese rispetto agli strumenti di credito e rateali ma sono anche molto meno redditizi per le banche. Infatti non so se avete notato che in questi giorni va in televisione una campagna congiunta per incoraggiarne l&#8217;uso, <em>nulla avviene per caso</em>.</p>
<p>Se diminuisce la fiducia e aumenta la cultura finanziaria (le due cose potrebbero essere correlate) e si inizia a realizzare che gran parte dei fondi comuni d&#8217;investimento tracciano sistematicamente niente più che le prestazioni dell&#8217;indice che rappresentano e sono gravati per di più da pesanti spese di gestione, e che molte sgr ora iniziano a costruire fondi che sono semplicemente un portafoglio di altri fondi (che si traduce in un ulteriore aumento di queste spese), potrebbero iniziare a diffondersi al grande pubblico strumenti alternativi (ad es. ETF) che sono molto meno redditizi per la banca.</p>
<p><a href="http://www.guardian.co.uk/money/2008/oct/18/savings-ethicalmoney" target="_blank">Leggevo</a> proprio ieri sul Guardian del boom delle banche &#8220;etiche&#8221;: molte persone iniziano a chiedersi come verranno impiegati i propri soldi. E&#8217; evidente dunque che anche per le istituzioni finanziarie tradizionali dovrebbe essere tempo di piantarla con i trucchetti e la politica della vendita a tutti i costi, in favore di una maggiore <strong>trasparenza</strong>.</p>
<p>Purtroppo a me non sembra che questa rivoluzione sia in atto, proprio pochi giorni fa sono stato in banca per sbrigare delle formalità burocratiche e l&#8217;impiegato (giovane, immagino assunto da poco) subito ne ha approfittato per tentare di rifilarmi della roba: la cosa triste sono stati gli argomenti adottati per giustificare la proposta che denotavano chiaramente come sia tutt&#8217;ora diffusa la mentalità che il miglior venditore è quello che non sa cosa sta vendendo. Le abitudini sono dure a morire, ma anche la speranza che qualcuno sviluppi un modello di business più intelligente lo è.</p>
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		<title>Gestione del turn-around nel mondo dell&#8217;auto</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Oct 2008 17:45:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Consigli Non Richiesti]]></category>
		<category><![CDATA[auto]]></category>

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		<description><![CDATA[Al momento è difficile dichiarare nel mondo dell&#8217;auto più vincitori che vinti, la crisi c&#8217;è per tutti ed è una combinazione di fase economica recessiva, situazione della mobilità urbana, prezzo dei carburanti etc., in cui è difficile uscire a testa alta. In una situazione di difficoltà generalizzata pero&#8217; è abbastanza facile dal mio piccolo angolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al momento è difficile dichiarare nel mondo dell&#8217;auto più vincitori che vinti, la crisi c&#8217;è per tutti ed è una combinazione di fase economica recessiva, situazione della mobilità urbana, prezzo dei carburanti etc., in cui è difficile uscire a testa alta.<br />
In una situazione di difficoltà generalizzata pero&#8217; è abbastanza facile dal mio piccolo angolo di osservazione capire chi ha possibilità di far meglio di altri: oggi che nuovi processi produttivi hanno reso la qualità media delle automobili abbastanza livellata nelle rispettive fasce di prezzo tanto da permettere a tutti i big europei di aumentare i livelli di affidabilità delle vetture pur avendo spostato le produzioni in paesi poveri e nell&#8217;est europeo le caratteristiche tecniche dell&#8217;80% almeno del parco circolante venduto passano in secondo piano.</p>
<p>Quando andiamo a comprare un&#8217;automobile difficilmente ci basiamo ancora su qualche mito geografico, piuttosto compriamo un concetto e in generale ci vendono uno &#8220;stile di vita&#8221;.</p>
<p>Alla donna indipendente si vende la piccola monovolume da città che sia adatta a caricare tante borse per lo shopping (non so se avete visto la campagna pubblicitaria che richiama esplicitamente la popolare serie tv Sex&#038;The City), a chi ha un budget ridotto si vende l&#8217;immagine di una vita semplice e felice con il tale marchio dall&#8217;eccellente rapporto qualità/prezzo, agli ignoranti il fuoristradone che li fa sentire razza superiore e al tamarro di periferia si vende l&#8217;ultimo coupè sportivo che in teoria lo aiuterà a perseguire il suo istinto primordiale alla riproduzione, e così via.<br />
Quasi impossibile affermare ad esempio che il successo strepitoso della Prius, l&#8217;auto ibrida/elettrica di Toyota, sia dovuto solamente a caratteristiche tecniche, dopotutto l&#8217;ibrido è una tecnologia ancora giovane e per ora non risolutiva, può dare qualche vantaggio nei grandi centri urbani ma non è l&#8217;uovo di colombo: si possono citare persino una manciata di auto che riescono a fare meglio in termini di efficienza media con un solo motore a bordo (ad esempio la stessa Aygo di Toyota): il vantaggio di guidare una Prius però è che andandoci in giro stai facendo uno &#8220;statement&#8221; forte, comunicando al mondo che sei un certo tipo di persona, diverso magari da chi gira in centro con il fuoristrada. E&#8217; un modello che in questo momento è vincente e quindi &#8220;vende&#8221; bene.</p>
<p>Il problema sorge appunto quando continui a puntare su modelli in cui poca gente si riconosce ancora, a cui pochi vogliono essere associati, ed è qui che si dimostra davvero l&#8217;intelligenza di alcuni produttori di auto (e magari la stupidità di altri) nel gestire un necessario turn-around.<br />
Prendete la Smart, la piccola utilitaria della Daimler stava iniziando ad acquisire una pessima fama ed è riuscita in due o tre anni a scrollarsi di dosso una immagine di auto frivola, inutilmente costosa, poco sicura, adatta alla signora bene che non è capace di guidare e al figlio di papà che parcheggia di traverso e passa sulla corsia di emergenza mentre tutti sono bloccati sul grande raccordo anulare.<br />
Queste cose con tutta probabilità esistono ancora ma col nuovo modello, puntando tutto su ecologia e sostenibilità sono riusciti a cambiare radicalmente l&#8217;immagine del prodotto riscuotendo qualche piccolo successo addirittura sul mercato americano: i nuovi modelli hanno per lo più ecologici motori aspirati (al posto dei vecchi piccoli turbo molto spinti), sono più sicuri, sono leggermente più grandi e spaziosi e con un passo maggiore e sopratutto incoraggiano a un uso sostenibile dell&#8217;automobile: ricordo un claim della campagna pubblicitaria Smart che ad esempio dice &#8220;è davvero necessario bruciare due litri di benzina per andare a prendere un litro di latte ?&#8221;.<br />
Per quanto semplice e magari in questi tempi di greenwashing anche abbastanza trito, è un messaggio dirompente se lo mettiamo a rapporto al precedente concept attribuito a quell&#8217;auto. Probabilmente non mi convince ad acquistarla ma sicuramente contribuisce a creare una immagine diversa che si riflette positivamente nella percezione dei potenziali acquirenti.</p>
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