Quando manca la fiducia …
domenica, 19 ottobre 2008 | di Gianluca | Archiviato in Consigli Non Richiesti
Le opinioni di alcuni analisti segnalano come il sistema bancario abbia un problema di fiducia (mais oui, monsieur Lapalisse!) e se le persone iniziano a non fidarsi delle banche le prospettive di profitto per alcuni istituti non possono che assottigliarsi.
Il problema non è tanto nella raccolta diretta (depositi a vista, ecc.), trattandosi di impieghi che, garantiti dallo stato e privi di alternative percorribili, non destano nel grande pubblico particolari preoccupazioni nell’immediato, quanto nei prodotti di pagamento e nel risparmio gestito: importanti fonti di commissioni che potrebbero ridursi.
Ad esempio la banca guadagna una commissione percentuale (pagata dal negoziante) tutte le volte che pagate qualcosa con la carta: tutto sommato – specialmente per quanto riguarda il bancomat – si tratta di un prezzo onesto che copre rischi e fastidi risparmiati nel ridurre l’utilizzo del contante, d’altro canto tutta la “bad press” recente sulle carte di credito, indicate come una delle principali cause di crescita dell’indebitamento delle famiglie, le storie di persone che si sono rovinate per la crescita a spirale degli interessi da loro dovuti grazie alle revolving che arrivano dal mondo anglosassone ecc., potrebbe limitarne l’uso e far tornare qualche persona a usare il contante o comunque gli strumenti di debito (bancomat, prepagate) che rendono più semplice controllare le spese rispetto agli strumenti di credito e rateali ma sono anche molto meno redditizi per le banche. Infatti non so se avete notato che in questi giorni va in televisione una campagna congiunta per incoraggiarne l’uso, nulla avviene per caso.
Se diminuisce la fiducia e aumenta la cultura finanziaria (le due cose potrebbero essere correlate) e si inizia a realizzare che gran parte dei fondi comuni d’investimento tracciano sistematicamente niente più che le prestazioni dell’indice che rappresentano e sono gravati per di più da pesanti spese di gestione, e che molte sgr ora iniziano a costruire fondi che sono semplicemente un portafoglio di altri fondi (che si traduce in un ulteriore aumento di queste spese), potrebbero iniziare a diffondersi al grande pubblico strumenti alternativi (ad es. ETF) che sono molto meno redditizi per la banca.
Leggevo proprio ieri sul Guardian del boom delle banche “etiche”: molte persone iniziano a chiedersi come verranno impiegati i propri soldi. E’ evidente dunque che anche per le istituzioni finanziarie tradizionali dovrebbe essere tempo di piantarla con i trucchetti e la politica della vendita a tutti i costi, in favore di una maggiore trasparenza.
Purtroppo a me non sembra che questa rivoluzione sia in atto, proprio pochi giorni fa sono stato in banca per sbrigare delle formalità burocratiche e l’impiegato (giovane, immagino assunto da poco) subito ne ha approfittato per tentare di rifilarmi della roba: la cosa triste sono stati gli argomenti adottati per giustificare la proposta che denotavano chiaramente come sia tutt’ora diffusa la mentalità che il miglior venditore è quello che non sa cosa sta vendendo. Le abitudini sono dure a morire, ma anche la speranza che qualcuno sviluppi un modello di business più intelligente lo è.