Come cambia la grande distribuzione
lunedì, 13 ottobre 2008 | di Gianluca | Archiviato in Analisi Superficiali
Sai che c’è crisi: certo ma, come dire, non ne realizzi la reale entità finchè non la senti sulla tua pelle, scoprendo ad esempio che il prezzo delle cipolline sottaceto (che per me sono un po’ come le arachidi per superpippo) è aumentato, e l’offerta speciale sui crauti al vino bianco non potrà consolarti, certo che no.
Ieri sono stato in un grosso centro commerciale, credo il secondo della regione in ordine di grandezza, da me ribattezzato “mostromarket” ai tempi dell’apertura per la sua somiglianza con l’omonimo centro commerciale della serie animata “I Simpson”: si tratta in effetti di una struttura nuova, aperta da meno di tre anni, con i segnaprezzi digitali a cristalli liquidi al posto dei cartellini e le corsie gigantesche di quelle in cui stanno tre carrelli uno di fianco all’altro.
E’ ancora strapieno a ogni ora, ma evidentemente le persone non aprono più il portafogli come prima (il fatto che i centri commerciali siano diventati un triste punto di aggregazione sociale meriterebbe un discorso a parte); conferma ne ho avuto ieri notando che l’enorme supermercato è stato costretto a ridurre la sua superficie di vendita, chiudendo con dei pannelli di alluminio un’area che ad occhio sarà stata sui 600 metri quadrati e che conteneva tutti quei reparti meno visitati come giardinaggio, valigie, auto e fai da te, computer, televisori al plasma … ora hanno infilato tutto alla bell’e'meglio in un corridoio più piccolo: probabilmente si risparmia sulla manutenzione, sul capitale immobilizzato negli scaffali, sul personale. Il banco dei telefonini non ha risentito del taglio: è l’unico settore che tira ancora?
Tra l’altro da un mese in questo posto hanno aperto un nuovo “ingresso” all’altra estremità della fila delle casse, attraverso il quale si entra direttamente nel reparto fresco e ortofrutta in barba a ogni pratica di marketing secondo cui il consumatore va costretto a fare il giro del mondo nei reparti “roba inutile” prima di arrivare alle cose da acquistare necessariamente.
Sono piccoli dettagli che segnalano come la grande distribuzione si stia adeguando al rallentamento nei consumi di cui vediamo oggi solo l’inizio, approssimandoci – dopo questi anni di stagnazione drogata dal credito al consumo – a una più marcata fase di recessione che qualche politico in perenne campagna elettorale continua vigorosamente a negare.
Leggevo che i discount – che in alcuni paesi europei hanno già grosse quote di mercato – anche in quelli tradizionalmente restii come l’Italia e il Regno Unito stanno iniziando lentamente a guadagnare in fatturato e consensi, e tentano di attirare il consumatore un minimo più consapevole iniziando a proporre anche qualche linea di prodotti biologici oppure del commercio equo.
Un articolo che mi è capitato di leggere ieri sul Guardian peraltro fa notare come con molti meno banchi frigo, una logistica diversa e una organizzazione meno appagante ma senz’altro più efficiente della merce i discount possano ritenersi anche più ecologicamente sostenibili di altre grandi superfici di vendita di livello più elevato.
Sarà interessante vedere quali saranno le risposte della GDO nella sua interezza in questo periodo, un analisi di qualche giorno fa su Repubblica segnalava come la tendenza sia quella di eliminare le campagne di marketing in cui si vende un qualche “sogno” (una vacanza alle maldive, ad esempio) o si regala l’ennesimo servizio di piatti e puntare su tanti premi “concreti”, sostanzialmente bonus per fare la spesa, promozioni 2×1 (-50%) al posto di 3×2, ecc.