Niente da nascondere

mercoledì, 11 luglio 2007  |  di Gianluca  |  Archiviato in Privacy

Dall’undici Settembre in poi un po’ ovunque nel mondo vi è stata una escalation di misure spionistiche, più o meno pervasive, più o meno efficaci, tese al controllo delle comunicazioni dei privati cittadini. Uno dei principali argomenti che le persone poco preoccupate alla tutela della propria privacy oppongono a misure sempre “peggiori”, è “non ho niente da nascondere”, in effetti è capitato anche a me di usare questo argomento.

Questa assunzione parte dal presupposto che non c’è una violazione della privacy fintanto che il governo non scopra attività illecite, e in quel caso ovviamente una persona non può avere la pretesa che queste rimangano private.

Il professor Daniel J. Solove della facoltà di Giurisprudenza dell’università di Washington, DC, ha scritto un saggio breve abbastanza interessante, sull’argomento (pdf download - in inglese), nel quale fornisce il suo punto di vista. Tutto il discorso si basa sul fatto che “privacy non significa nascondere qualcosa di sbagliato”.

Molti avvocati della privacy criticheranno la tesi “niente da nascondere”, semplicemente cercando di trovare delle cose che invece vorreste ben tenere nascoste, ma – almeno secondo Solove – il problema sta proprio alla radice del discorso quando si assume che privacy sostanzialmente significa solo nascondere delle cose “sbagliate”.

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