Incredibile ma vero: lo spam via e-mail influenza i mercati finanziari!

lunedì, 22 gennaio 2007  |  di Gianluca  |  Archiviato in Economia  |  3 interventi

Leggo con interesse misto a stupore, una ricerca uscita ieri, di Laura Frieder e Jonathan Zittrain, nella quale si dimostra - fatti alla mano – che lo spam via email ha influenzato davvero i mercati finanziari.

illustrazione penny stocksCome i più attenti avranno notato, da un bel po’ di tempo attraverso i messaggi di posta indesiderati (Spam), viene veicolato qualsiasi tipo di contenuto, non solo pubblicità di siti che vendono pillole blu o ricette miracolose per migliorare la vita sessuale, ma anche consigli finanziari.
Molto diffuso in particolare – sopratutto negli US dove l’accesso ai mercati finanziari è molto più vasto – è lo spam che pubblicizza alcuni “penny-stock”: vengono così definiti i titoli azionari di piccole aziende sconosciute a piccola capitalizzazione negoziati per di più su mercati secondari (questi titoli sono poco liquidi e hanno natura fortemente speculativa).

Sebbene la natura di spam di questo tipo dovrebbe essere comprensibile abbastanza facilmente da chiunque operi sui mercati finanziari, in quanto ricalca forme di turbativa dei mercati vecchie come il mondo (gli speculatori fanno “girare voci” su uno specifico titolo al fine di influenzarne i corsi – cosa che avviene facilmente vista la bassa liquidità di questi penny stock – e traggono profitto da questi movimenti; si ha notizia di speculazioni di questo tipo e arbitraggi sin dal 13esimo secolo nei mercati cinesi del riso), sorprende come la recente ricerca (pdf 43pag) dimostri che quest’influenza è tangibile; insomma ci sono ancora parecchi gonzi che abboccano all’amo.

Si sono prese ad esempio numerose situazioni, confrontando il corso, il volume degli scambi, e il ‘timing’ con cui avvenivano le massiccie campagne di “spam” su precisi titoli, e si è visto come la probabilità che il titolo oggetto della campagna di spam fosse il più scambiato su mercati secondari come il “Pink Sheet quotation system” durante le campagne di spam passasse dal 4 al 70%.

La strategia è quindi abbastanza semplice, gli operatori dietro le campagne di spam comprano un titolo per qualche giorno, aumentandone i volumi e i prezzi e rendendolo appetibile, poi lanciano l’amo con massicce campagne via email che millantano particolari novità da “insider” e promettono esplosioni delle quotazioni, alle quali diversi risparmiatori abboccano facendo salire ulteriormente volumi e prezzi, quindi vendono tutto per realizzare un guadagno, lasciando i creduloni di turno “col cerino in mano”, come si suol dire.

Le conclusioni dello studio sono che – al netto delle commissioni – il guadagno medio per ogni “campagna” di questo tipo è stato del 5,79% da parte degli spammer, mentre la relativa perdita per i risparmiatori è stata in media del 5,5%.
Non male considerando che complessivamente in media tutto il “movimento” avviene in meno di una settimana.

In Italia fenomeni di questo tipo sono difficilmente immaginabili, non perchè ci sia un livello più alto di cultura finanziaria (anzi), ma per due altri ordini di motivi: l’accesso ai mercati finanziari non è così diffuso come negli states, e i titoli a piccola capitalizzazione facilmente manovrabili e accessibili ai piccoli risparmiatori non sono in gran numero.

E’ comunque interessante vedere come si possa dimostrare nella pratica quali grossi ritorni abbiano le attività di spam, evidentemente se il fenomeno cresce in maniera esponenziale è perchè ci si guadagna parecchio.

A latere di questo argomento io mi sento di aggiungere – in generale – che parte della responsabilità nello spam (fenomeno ormai inarrestabile) è anche dei grandi provider, gran parte della posta indesiderata infatti viene ormai veicolata tramite enormi reti di computer infettati da virus (botnet), e non sarebbe difficile per i provider e gli amministratori di rete rilevare attività anomale di questo tipo e informare il cliente/utente che il computer viene usato a sua insaputa per scopi illeciti, riducendo sensibilmente l’entità del fenomeno.
Ma probabilmente è più facile e redditizio vendere servizi antispam per arginare il problema solo a valle.

Commenti

  1. Lex says:

    febbraio 1st, 2007 at 10:05 (#)

    Ciao,

    non c’entra nulla con il post, volevo solo farti i miei complimenti perchè trovo questo blog molto ben fatto :)

    Spero solo che il numero di articoli aumenterà :)

    Ciao

  2. Johnny says:

    febbraio 1st, 2007 at 11:22 (#)

    Grazie :)

    Non lo aggiorno spesso, scrivo solo quando trovo qualcosa che mi colpisce veramente e che non sia già di pubblico dominio, percio’ il numero di interventi è limitato, comunque prevedo di continuare a lungo ;-) .

    Ciao

  3. Giuly says:

    febbraio 1st, 2007 at 16:25 (#)

    Ciao Johnny, è da tanto che non ti sento!! Complimenti per i tuoi post, sempre interessanti! Ciaooo,
    Giulia