Google: il nuovo impero del male ?
sabato, 23 dicembre 2006 | di Gianluca | Archiviato in Economia, Tech
L’informatica di consumo ha sempre vissuto dei grandi dualismi, sin dai tempi dell’apple 2 e di msdos, il mac e windows, emacs contro vim, os/2, amiga, linux e il bsd: ogni frangia di “appassionati” ha sempre sentito il bisogno di trovare un nemico comune su cui far fronte perchè – parliamoci chiaro – al di là delle questioni tecniche essere “di nicchia” permette di darsi un tono.
Questo sentimento è stato più volte sfruttato anche dalle campagne di marketing delle aziende stesse, ricordo già parecchi anni fa un claim di B&O recitare più o meno : “Pensare in modo diverso può essere rischioso, ma offre un grande vantaggio. Quello di appartenere a una minoranza”.
Leggendo un po’ in giro, pare che negli ultimi tempi anche il gigante di Mountain View soffra della sindrome Microsoft, a cui si sta sostituendo nelle antipatie di alcuni. Perchè ?
Ovviamente l’entrare – attraverso numerose acquisizioni – in quasi ogni mercato, genera parecchi dubbi, sia da parte dei consumatori che vedono dei rischi alla propria privacy, man mano che la grande G maneggia sempre più nostre informazioni personali, e riduzione della libertà di scelta, sia da parte di alcuni competitor che vedono man mano erodersi le loro fonti di vantaggio competitivo.
Perchè google fa paura a tanti ? Per la percentuale di innovazione contenuta nei suoi servizi e per il ritmo con cui questi nuovi servizi vengono alla luce.
Pensiamo ad esempio a G-Mail, è nata come una webmail qualsiasi, con la solita interfaccia snella (e triste per alcuni) di google, si è evoluta integrando la tecnologia rss, il miglioramento del filtro antispam, i servizi sms, e quelli mobile, la promessa che non sarà più necessario “buttare via niente” con lo spazio a disposizione sempre in crescita, e ora è in fase di test tra alcuni utenti la possibilità di usare la gmail come unico punto di “concentrazione” di tutti i propri account email : in pratica usare solo la gmail per consultare e archiviare per sempre tutti i propri messaggi, anche provenienti da altri indirizzi.
E’ ovvio che questo fa paura a molti. La riduzione di introiti pubblicitari derivanti dalle webmail potrebbe preoccupare alcuni provider, ma la battaglia oggi si gioca secondo me anche sul mobile : a chi serve un blackberry – o un analogo servizio con canone mensile per avere tutte le proprie email raccolte in un unico punto – se si puo’ fare tutto gratis, su diverse piattaforme, con più libertà di scelta, con le applicazioni G-Mail ?
Dopo l’acquisizione del gigante dei video online, YouTube, e il lancio di servizi sempre più comprensivi per il mercato mobile (vedi G-Mail e G-Maps praticamente per ogni piattaforma), desta poi parecchia preoccupazione in alcuni player il lancio di taluni servizi come Google Apps for Domains.
Sono un beta-tester di quest’ultimo servizio che prevede la possibilità di avere a disposizione in pratica l’intera piattaforma tecnologica di google per il proprio dominio. E’ così possibile avere la propria gmail @dominio.it, i calendari, il server “jabber” (chat) interno, siti web personalizzabili con un clic e persino una start page della propria organizzazione.
Sostanzialmente una piattaforma groupware affidabile e scalabile (se la pensiamo anche nell’ottica delle recenti acquisizioni di altre piattaforme di scrittura collaborativa, foglio di calcolo online, ecc), che posso assicurare, è rivolta proprio a tutti, anzi direi che è stata particolarmente disegnata con la praticità e l’attenzione ai poco esperti di informatica in mente.
Inoltre, per quanto riguarda questo argomento, le ultime notizie sono che dopo il periodo di test (in cui il servizio è di tipo BYOD bring your own domain), google entrerà nel mercato della registrazione dei domini in collaborazione con eNom e Godaddy, e offrirà questo servizio per un prezzo nell’ordine dei 10$ l’anno. Prezzo che renderà sicuramente appetibile il servizio non solo a organizzazioni e mercato soho, ma anche e sopratutto ai singoli privati. Questo significa entrare anche nel mercato che è al momento delle email professionali e dei piccoli e grandi venditori di servizi internet più in generale.
Perchè dovrei voler comprare un pacchetto di “email professionale” come se ne vedono tanti in giro per 20-30$ all’anno, se con la metà del prezzo posso avere un servizio che – non sono l’unico a reputare – superiore, a cui posso accedere da praticamente ogni piattaforma portatile, palmare, mobile, in maniera sicura e in ogni parte del mondo.
E ancora, tutte le voci sul google-fonino, sul notebook di google, è ovvio abbiano messo paura a tanti. Per questo è naturale che nasca – assieme all’esercito degli entusiasti – una serie di persone pronte a screditare google: sebbene alcune preoccupazioni siano legittime, un monopolio non è mai una buona cosa per nessuno, penso che la maggior parte di queste voci originino da (fondate) paure in alcuni ambienti che vedono man mano erose le proprie quote di mercato. Alcune, ad esempio quella recente su google che involontariamente stava finanziando il terrorismo, hanno veramente del grottesco e poggiano su basi inesistenti.
La mia opinione è che google si sia guadagnato questa reputazione – e il seguito di “appassionati” che ha – con una continua innovazione e un attenzione alla qualità dei servizi offerti.
Per rispondere alla domanda iniziale io penso che la risposta sia ancora no. Al momento – e in proporzione alle enormi dimensioni che sta assumendo l’azienda – i segnali negativi per il futuro siano stati veramente scarsi.
Google sta puntando tutto su piattaforme aperte, è stata la prima ad usare il formato xml sitemaps (recentemente formalizzato e adottato da altri concorrenti, come al solito costretti a rincorrere) fornendo a tutti i webmaster la possibilità di verificare i parametri del proprio sito gratuitamente.
Altri esempi sono la piattaforma per la chat, che usa il protocollo aperto Jabber; l’uso massiccio dei feed RSS e dell’xml nelle proprie applicazioni, e in generale ad un atteggiamento che definirei radicalmente diverso da quello di alcuni competitor. Basti guardare la politica di advertising per rendersi subito conto della differenza.
La grande G sta inoltre mantenendo un impegno verso le proprie responsabilità sociali invidiabile, ad esempio è in costruzione una enorme centrale a energia solare – prevista per essere la più grande degli stati uniti – che fornirà energia pulita e rinnovabile a TUTTE le strutture di google in california rendendole completamente autonome. Quale azienda di pari fabbisogno energetico avrà mai questo coraggio ?
E’ inutile nascondere i lati negativi di questo monopolio di fatto, ad esempio ci sono sicuramente delle responsabilità nel proliferare dell’arbitraggio sui motori di ricerca (cioè il nascere di tanti portali che sono solo raccolte di link pagati ad altri siti, attraverso cui il motore guadagna due volte, sia dalla vendita degli spazi all’interno di questi portali che dalla vendita di spazi ai portali stessi per garantire la messa in evidenza all’interno delle ricerche) che rende la navigazione a volte frustrante e riduce di molto l’efficacia della ricerca, sopratutto quando si cercano delle cose di larga diffusione.
D’altro canto, altre preoccupazioni mi sembrano infondate, quelle sulla privacy ad esempio le trovo legittime ma poco significative considerando che google non fa niente altro che quello che già fanno tutti i nostri providers attuali, alcuni dei quali anzi (sopratutto nel nostro nel paese) si sono dimostrati parecchio meno garantisti nei nostri confronti essendo stati trovati più volte a non rispettare alcuna legge sulla privacy, a vendere le informazioni personali e in genere ad adottare logiche davvero poco aperte nei confronti del consumatore finale.
Deluderò qualcuno, ma io per ora resto ancora un grande fan di google, e usare tutto quello che ha il loro marchietto non mi preoccupa affatto.
Sono riusciti davvero a cambiare un mercato, e hanno iniziato proprio nel momento peggiore. Gran parte degli altri competitor non sono riusciti a tenere il passo, non sono riusciti a innovare neanche la metà, sono stati puniti dal pubblico e dal mercato.