La satira sociale nelle serie animate americane
martedì, 19 dicembre 2006 | di Gianluca | Archiviato in Media
Ebbene si, sono un appassionato delle serie animate americane cosìddette “per adulti” (…), certo i Simpson sono forse la più popolare – e anche la più edulcorata -, ma sopratutto Family Guy (i Griffin), American Dad e King of the Hill.
Confesso: ho praticamente tutti i cofanetti in lingua originale di Family Guy e King of the Hill in dvd, comprese le varie ‘freakin sweet collections’, edizioni speciali con i commenti del regista e quant’altro. Sono un mezzo maniaco di questa particolare categoria: ho sempre apprezzato la capacità di queste serie nel fare – quale in un modo, quale in un altro – satira dei costumi; a volte sottile, a volte iperbolica, feroce quanto basta se ci concentri un attimo l’attenzione ma difficilmente troppo sopra le righe, tanto che questo genere di roba (con qualche taglio qui e lì che la rende il più delle volte incomprensibile), lo mandano persino su Italia1 camuffato da sano intrattenimento per bambini.
Ora, tutti conoscono Brian, un cane parlante con una storia di dipendenza da cocaina alle spalle, liberale ed ecologista [guida (!) un'auto ibrida], personaggio introverso, che ama nascondersi dietro il suo bicchiere di martini liscio con un oliva, e raramente si concede davvero al pubblico, ma quando lo fa presenta delle prospettive illuminanti; e chiunque si ricorda di Stewie Griffin, il piccolo anticristo dall’accento inglese e la sessualità incerta, figlio di Peter e Lois, che chiede del plutonio a babbo Natale e progetta complesse armi atomiche nell’unico e definitivo scopo di dominare il mondo.
Probabilmente meno persone conoscono il buon “Hank Hill”, Texano, americano medio, venditore della propano Stricland, integerrimo padre di famiglia, che appoggiato a una staccionata del suo quartiere popolare si ritrova ogni pomeriggio a bere birra con gli amici, un gruppo di falliti, ma mantiene comunque ben saldi i suoi valori e si rifiuta in un episodio di fare il “texano tipo”, stivali e cappellone, solo per compiacere il cliente straniero di turno, comportamenti che gli valgono appunto l’appellativo di “King of The Hill” (da cui il nome della serie, in italia credo vada in onda solo sul satellite).
Questi personaggi per quanto protagonisti di serie animate il cui intento è sostanzialmente quello di far ridere, spesso riescono a trattare dei temi di straordinaria attualità. Ad esempio negli Stati Uniti ogni giorno c’è lo stesso numero di feriti per arma da fuoco che in altri paesi europei si verifica in un intero anno. Ricordo Homer Simpson che va a comprare un’arma in un negozio americano, la scena è più o meno questa :
- Dunque Simpson, lei vorrebbe una pistola: è stato più volte fermato per guida in stato di ebbrezza, ha tentato di pestare un ex presidente, è stato rinchiuso in una clinica psichiatrica due volte…
- Uh! Si..Significa che non posso avere un arma ??
- Significa che può averne al massimo due, torni martedì per ritirare la sua licenza.
- Woo-hoo!
Oppure il documentario “Tu e l’omosessuale” in Family Guy, che presenta una versione ironica della posizione della chiesa cattolica, tema poi affrontato anche nella seconda puntata della prima serie di American Dad, i cui protagonisti sono una coppia di anchorman omosessuali. Si potrebbero citare un migliaio di episodi. Quasi in ognuno viene presentato un tema di attualità e si fa in qualche modo satira dei costumi.
Del resto basta uno sguardo ai personaggi, Homer, americano medio, ciccione, divoratore di junk-food che lavora in una centrale nucleare, o l’agente della CIA Stan Smith di American Dad, che dichiara “figliolo, ricorda che sono un agente della Cia, siamo degli esperti nel truccare le elezioni”, o ancora Peter Griffin, americano fannullone e obeso, maniaco dei Kiss che vive nel ricordo degli anni 80 e tenta di campare di rendita fregando la previdenza sociale.
Ecco, io non sono certo un esperto di comunicazione ne un sociologo (al più posso parlarvi di revisione aziendale e controllo di gestione), ma tentavo di spiegarmi perchè, un canale – per di più conservatore come la FOX – trasmetta tranquillamente di questa satira, quando in Italia scoppiano polemiche per molto meno, un comico va in giro vestito da Papa e scoppia un finimondo che dura una settimana (chi ricorda la puntata di Family Guy in cui Peter si porta il Papa a casa sua?).
Ho assistito con un bel po’ di delusione alla trasformazione di “Ratman” (fumetto di Leo Ortolani che non è affatto male, probabilmente molti lo conoscono) in un banale cartone per bambini, grazie probabilmente alla produzione di Rai2, e alle “esigenze televisive” : io mi aspettavo qualcosa in più.
E – se per quello – ricordo finanche, anni fa, le lettere indignate – nella posta dei lettori, di un fumetto dei simpson – di un sacerdote che si lamentava per il modo in cui viene rappresentato il religioso Ned Flanders.
La “libertà” da noi è una parola buona solo per rempircisi la bocca o un simbolo politico dietro cui nascondersi ? E più in generale qual’è la differenza culturale che ci impedisce di fare qualcosa per ridere di noi stessi senza dover per forza incanalare il discorso nell’alveo della satira politica ?
Chissà.