il T.C.O. e l’open source
venerdì, 15 dicembre 2006 | di Gianluca | Archiviato in Tech
Si fa tanto parlare di open source, closed source, spesso si interpretano certe battaglie però nella maniera sbagliata, sopratutto da qualche demagogo disinformato che vuole far credere che esistano soluzioni facili per tutto.
La questione del TCO (total cost of ownership) del software, cioè quanto costa “veramente” a prescindere dalla gratuità o meno della licenza, è ampiamente dibattuta. E’ stata anche oggetto di diverse campagne pubblicitarie e di aspri dibattiti.
La conclusione alla quale si finisce per arrivare – SEMPRE – è che alla fine i TCO più o meno si equivalgono, come è logico (oserei dire matematico) che avvenga in un mercato concorrenziale, l’open source ha un costo finale simile al commerciale nella realtà “di produzione” (se escludiamo realtà e progetti particolari).
In generale per applicazioni semplici e operazioni su piccola scala può convenire il commerciale (sopratutto in ambito soho la facilità d’uso è ancora un valore), per applicazioni complesse e operazioni su grande scala i costi si equivalgono in quanto sia per il software commerciale che per quello open source si è comunque costretti – nelle realtà medio-grandi – a pagare salati contratti di assistenza (che esistono anche per il software commerciale, chi è che ti fa l’assistenza gratis solo con il prezzo della licenza? Tutto il software commerciale viene venduto AS IS e le soluzioni di gestioni, patch garantite, etc, si pagano salate)… la ibm, la oracle, la novell, ecc, si pregiano di venderti soluzioni squisitamente linux based, facendoti pagare comunque licenze (per applicativi complementari di fatto parte integrante del pacchetto che propongono) e pacchetti di assistenza, esattamente come fa la microsoft. Quindi non è che cambi molto.
Quello su cui si dovrebbe veramente puntare quando si parla dei vantaggi dell’open source, più che il “costo” è secondo me la “filosofia” del prodotto.
- L’open source in genere ha skill più condivise, e un processo di sviluppo più trasparente. Comprare un software commerciale è come guidare un automobile di lusso, se la porti in una officina qualunque ti si invalida la garanzia e/o comunque ti fanno un lavoro pessimo perchè alcune tecnologie proprietarie sono poco conosciute dal generalista di turno… sei costretto a servirti di tecnici “certificati”. Questi tecnici “certificati” costano di più, c’è tutto un sistema di formazione e certificazione rigorosamente a pagamento con una catena e un indotto ben precisi. Questo generalmente non accade nel mondo o-s.
- L’”apertura” dell’open source (che gli deriva da essere un progetto con radici nella ricerca universitaria piuttosto che in un azienda specifica) l’ha imposto come standard de-facto in realtà particolarmente dinamiche come quella di internet. Di fatto le piattaforme più usate sono disegnate per funzionare su piattaforme linux (php, mysql, ecc). Quando raccontano che l’open source ha una quota di mercato “solo” del 60% dei server internet, considerano il numero di server che girano con software di quel tipo, ma non considerano il numero totale di “progetti” (ad esempio gli hosting condivisi, un solo server può avere 200 blog, tutte queste persone di fatto usano software o-s), se facessimo la statistica ponderandola sul traffico piuttosto che sul numero di server ci accorgeremmo che la quota di mercato resta schiacciante, c’è poco da fare.
- Se certo software per me “domina” ed è la migliore scelta, a prescindere dal tco. , d’altro canto, obiettivamente ci sono dei contesti in cui è difficile proporre certo software di nuovo a prescindere dal tco, non sono mai stato un fan ad esempio di linux sul desktop, l’ho provato, lo conosco bene, ma c’è poco da fare, non fa per me, e non lo proporrei mai a nessuno, a prescindere dal costo
Insomma, la mia opinione è che la questione del costo è sopravvalutata e spesso usata a sproposito. Ci sono dei settori dove per filosofia progettuale, per ragioni di sicurezza, per ragioni produttive, è meglio usare software open source, e le ragioni di questa scelta non vanno ricercate e discusse nel prezzo, ci sono altri ambiti (ad esempio il sistema operativo per l’ambiente soho) dove difficilmente certo software ha senso, a mio modo di vedere.